La censura colpisce anche l’arte: al liceo va in scena la retorica antirazzista

In Attualità, Storia

Cronaca ordinaria di un liceo italiano. Si tratta del Liceo Scientifico Amedeo di Savoia Duca d’Aosta di Pistoia, piccola realtà al centro della Toscana. Nel giornalino della scuola, nella terza pagina della rubrica “Briciole d’arte”, compare un olio su tela raffigurante Monaco e firmato da Adolf Hitler. Il dipinto è immerso in capolavori di indubbio valore, da Giuditta e Oloferne di Caravaggio all’autoritratto di Van Gogh. Ma c’è posto per lui, per un’opera firmata da uno dei grandi mostri del secolo scorso? In una delle grandi roccaforti rosse espugnate dalla destra dopo settant’anni di ininterrotto governo di sinistra, certa censura politica non cenna ad arrendersi. Chi potrebbe mai credere che un dipinto debba andare a braccetto con la fedina penale del suo autore?

Don Massimo Biancalani, oltranzista dell’accoglienza tout court e persecutore di tutti i fascismi e i razzismi di questo mondo, la pensa effettivamente così. Non si è fatta attendere la sua sonora ramanzina impartita alla ragazza che cura il capitolo del giornalino scolastico dedicato all’arte, con somma indignazione sia per la presentazione di un’opera recante quella firma, sia per le tre righe di presentazione: “siamo abituati a pensare a lui come ad un folle, ad un omicida, ad una persona mostruosa capace di qualunque cosa, la cui mente era completamente assorbita dal male. Cosa pensare allora, di fronte a quest’opera raffigurante Monaco? Sembra tutto così pacifico e idilliaco”.

Il dipinto è datato 1913, dunque diversi anni prima la sua carcerazione e la sua successiva ascesa al potere. Il punto è saper interrogarsi lucidamente senza farsi trasportare da quello che la storia ha sentenziato, ossia che lui è tra i più grandi criminali mai esistiti. Aveva una dote, una capacità: sapeva disegnare edifici, non persone, e da queste sue modeste opere (sono state anche vendute e gli incassi sono stati esigui) emergeva la personalità cupa, talvolta malinconica, di quello che sarebbe divenuto un genio del male.

Ma forse anche il sostantivo “genio” non si può utilizzare, perché le guardie perennemente sveglie del politicamente corretto non ammettono il minimo fraintendimento: quella parola potrebbe forse celare una qualche simpatia nei confronti del Führer. Così non è, ovviamente, e la studentessa liceale tantomeno ha espresso ammirazione nei suoi confronti. Lei, piuttosto, con un atto di coraggio di cui forse neanche si è resa conto, è riuscita ad affiancare la parte umana, che considereremmo normale, di Hitler a quella nera raccontataci dai libri di storia.

Ha fatto emergere un tema fondamentale dei giorni nostri, ossia la censura: la simpatica Boldrini si è sempre espressa favorevole alla cancellazione fisica di opere e di oggetti generici che facessero riferimento al ventennio fascista, ignorandone appositamente la portata artistica e storica (il fascismo e l’arte futurista sono parte della nostra storia, al netto del giudizio che ognuno di noi può averne). Per portare la vicenda su di un piano più comprensibile, è come se i talebani del MeToo volessero eliminare dal mondo del cinema la filmografia di Kevin Spacey per la vicenda di presunta violenza che lo ha travolto. È come se si volesse ardere Pasolini, col suo genio e coi suoi scritti e coi suoi pensieri illuminanti, per le vicende di corruzione minorile che lo videro protagonista.

E dei peccati, vien da domandarsi, per quanto gravi ed enormi siano, possono cancellare la lavagna della vita di una persona che, durante la propria esistenza, ha fatto anche altro rispetto a ciò che è noto? E se così fosse, non rischieremmo di svegliarci ogni mattina senza niente alle spalle, senza un passato, senza ricordi perché di volta in volta qualcuno deciderebbe cosa debba essere spazzato via? I profeti del bene assoluto, del bene purchessia, i profeti del buonismo a tutti i costi fan più danni dei cattivi veri, perché da questi ultimi puoi difenderti e prender le distanze, dai primi invece no, altrimenti interviene la scomunica per eresia e la condanna alla pubblica gogna. 

Don Biancalani ne sa qualcosa. La sua perenne caccia al fascista cattivo, al razzista sopravvissuto, al nazistoide scampato a Norimberga lo porta a un livello di faziosità incredibile e inconcepibile per chi abbia una visione libera della vita e della società, comprensiva dunque del rispetto anche per le idee più pazzesche e odiose. E comunque non è questo il caso, poiché è bene sottolineare ancora che la ragazza in questione non ha esaltato in alcun modo l’Hitler nazista, e forse nemmeno l’Hitler artista.

Ma questa tenue apertura mentale, questa pacatezza nell’esprimersi è fondamentalmente sconosciuta agli imbonitori del lignaggio di don Biancalani. Nell’era bergogliana, solo un racconto è depositario della verità, ed è quello umanitarista verso i clandestini, antifascista in assenza di fascismo, antirazzista senza razzismo e di censura martellante verso tutto ciò che si discosta lievemente dalla narrazione fattaci da questi imam del conformismo.

Quelli ghettizzati, quelli oppressi, quelli martoriati siamo noi. I nostri persecutori, al contrario di quel che la propaganda afferma, sono i Mimmo Lucano che vogliono abolire la categoria degli autoctoni e che, in virtù di tale progetto, vengono accolti nelle città medaglie d’oro della resistenza proprio come avveniva settanta od ottant’anni fa col Duce e col Führer.

Il dissidente, teneramente oggi rappresentato da una liceale, viene messo a tacere con l’uso della solita e insopportabile prepotenza. Difatti come potrebbe ella ribellarsi a un suo professore? Il quale, non contento della censura imposta, fa anche il lavaggio del cervello durante le sue ore di lezione raccontando di quanto si debba amare l’immigrato a priori (e non secondo merito) perché è nostro dovere riparare alle ingiustizie infertegli dall’Occidente brutto e cattivo. Storiella sciocca, questa, berciata nel viso a degli ignari studenti che purtroppo non possono far altro che assorbire il tutto. 

Cara ragazza, cara liceale, tieni duro e stringi i denti: i don Biancalani passano, ma l’opera d’arte che hai appena compiuto rimarrà indelebile sul libro dei coraggiosi. 

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