Manovra di Soros, Casta e zio Paperone

In Attualità, Economia, Politica

Mi sono permesso, con l’appoggio dei poteri forti, di dare qualche consiglio non richiesto per la manovra. Prima di tutto il nome, che vedete come titolo dell’articolo, è stato scelto per esprimere  un punto di vista totalmente contrario a quello popolare. Secondo, divido per argomenti senza dare numeri dei quali tra l’altro non dispongo.

POVERTA’

Il nostro sistema di aiuti ai bisognosi spesso si limita a dare detrazioni e deduzioni a chi un reddito ce l’ha già o a chi ha appena perso il lavoro (dipendente, non autonomo). Un caso esemplare è la NoTax Area, che è la soglia sotto il quale non si è soggetti alla tassazione. Questa è un aiuto a tutti quelli con un reddito, ma non aiuta chi il reddito o lavoro non ce l’ha. Per le persone che hanno appena perso il lavoro invece c’è il sussidio di disoccupazione, che però crea un forte disincentivo al lavoro regolare. Per quelli non compresi nelle prime due categorie ci sono altre forme di aiuti come il REI (reddito di inclusione) o forme di agevolazioni come le assegnazioni di case ecc; anche questi, seppur meno del sussidio di disoccupazione, creano piccoli disincentivi al lavoro regolare. Il Reddito di Cittadinanza, così com’è proposto al momento, ha il più grande disincentivo al lavoro regolare che si possa immaginare (https://www.individualistaferoce.istitutoliberale.it/2018/05/06/gravi-difetti-del-reddito-cittadinanza/). Se non avete voglia di leggerlo sintetizzo così. Se trovate un piccolo lavoretto con salario sotto i 780€, questa somma vi verrà completamente tolta dal sussidio; percui lavorereste solo per fare risparmiare allo Stato questa parte del sussidio.

La mia controproposta è quella di un sussidio universale/imposta negativa (erogato a chiunque) che non si perda acquisendo un reddito. Questo sussidio dovrebbe essere calibrato sulla soglia di povertà assoluta del singolo individuo, e non sulla soglia di povertà relativa come il RdC. Questo perché la povertà relativa è un indice che è stato creato discrezionalmente moltiplicando il reddito mediano di una popolazione per 0,7. Questa soglia per assurdo potrebbe essere anche più bassa della povertà assoluta o come accade di solito, più alta. L’indice di povertà assoluta è migliore perché prende in considerazione solo i veri poveri e perciò utilizza il minimo indispensabile di risorse e per chi ne ha veramente bisogno.

LAVORO

Su questo tema influisce una serie di fattori di cui non parlerò che non permettono a molte aziende di stare sul mercato e i nomi li conosciamo tutti: tassazione, inefficienza della PA, burocrazia, giustizia lentissima, mancanza di infrastrutture ecc.

Parlerò invece di due fattori che diminuiscono il lavoro regolare: cuneo fiscale e contrattazione centralizzata a livello sindacale. Entrambi diminuisco i lavoratori regolari.

Il cuneo fiscale così alto fa diminuire l’incentivo a regolarizzare i lavoratori, dato che inserirli nel conto economico per dedurne i costi pagandogli i contributi non è conveniente (https://www.individualistaferoce.istitutoliberale.it/2018/06/26/come-rendere-sconveniente-il-lavoro-nero/). Per diminuire il cuneo fiscale si dovrebbe togliere il costo del mantenimento dei sussidi di disoccupazione e della cassa integrazione (anche se siete d’accordo con questi due strumenti rimane sciocco inserirli nel cuneo fiscale e non prenderli dalla fiscalità generale). Secondo, le assicurazione varie che ora sono in mano pubblica dovrebbero essere messe in concorrenza con quelle private per abbassare i costi di queste e i tassi di assenteismo, perciò anche il costo del non-lavoro.

Il secondo disincentivo al lavoro regolare è la contrattualizzazione centralizzata. In questo modo i sindacati e le aziende si accordano sui livelli salariali e sulle norme sul lavoro. Mentre queste ultime è giusto che siano uguali per tutti i lavoratori, le prime creano disoccupazione nei posti dove il costo della vita è più basso e le istituzioni sono più inefficienti, cioè al Sud; e potrebbero essere addirittura più bassi di quelli fatti da sindacati interni all’azienda e più consci della situazione territoriale e aziendale. I bonus come 13sima, ferie obbligatorie, TFR, anche questi dovrebbero essere lasciati alla contrattazione interna all’azienda per alleggerire il costo del lavoro dove non è sopportabile dalle aziende e per renderli più personalizzati secondo i desideri dei lavoratori rappresentati da sindacati vicini a loro.

Un ultimo costo occulto che potrebbe essere ridotto è quello del lavoro di sostituto d’imposta. Il sostituto di imposta è il lavoro che fa l’imprenditore quando dichiara i redditi dei suoi lavoratori e versa per loro tasse e contributi. Questo strumento annienta di fatto l’evasione dei dipendenti perché ricevono solo il netto dei loro salari, ed è perciò molto utile. Si dovrebbe fare sì che sia meno gravoso possibile per l’imprenditore e perciò le deduzione e detrazioni sarebbe meglio versarle come sussidio generalizzato direttamente da un ente pubblico senza che il datore di lavoro debba spendere tempo e denaro per calcolarle e anticiparle per conto dello Stato. Secondo, un tassazione piatta estremamente semplice da calcolare e applicare che non comporta particolari perdite di tempo.

PENSIONI

Su questo punto sarò molto spietato e impopolare fra i pensionati. Le pensioni non sociali (cioè non minime) devono essere calcolate tutte col calcolo contributivo (contributi versati + interessi maturati = pensione ricevuta). Se non si fa così, si perpetua un’iniquità che i contribuenti continueranno a pagare con gli interessi. Con le pensioni basate sui contributi, ognuno potrà decidere di iniziare a ricevere la pensione quando vuole (se questa almeno è dell’importo della pensione minima), sapendo che prima inizia a riceverla più bassa sarà la mensilità.

Per le pensioni sociali, queste devono essere assolutamente indicizzate alla speranza di vita. Se non si fa in questo modo la spesa sociale continuerà ad aumentare col tempo fino a quando un ministro si prende 7 anni (per ora) di insulti e propaganda contro per salvare il sistema pensionistico e i soldi dei contribuenti.

P.S Diminuendo l’età pensionabile gli occupati totali di un paese diminuiscono, perciò meno PIL e meno gettito a fronte di una spesa che aumenta per mantenere più gente che non lavora. E i posti di lavoro non sono fissi nel tempo, e i vecchi che se ne vanno non hanno le stesse competenze dei giovani ed è inverosimile che questi ultimi sostituiscano i primi; soprattutto con un carico fiscale più pesante per tutti.

FISCALITA’

La Flat Tax ci sarà solo per le P.IVA con una modalità imbarazzante, che tassa i ricavi invece dei profitti, e che toglierà pure risorse per gli enti locali dato che non otterranno niente da queste imprese in termini di gettito (almeno stando a quello che dice Siri). Uno dei principi base della Flat Tax era quello di eguagliare la tassazione fra società e lavoratori dipendenti, e invece le differenze aumentano. Non era facile fare peggio. Senza attuare la Flat Tax al 15%, si sarebbe potuto attuare la proposta dell’IBL al 25% con sussidio, o quella della Voce.it al 35% con una grande NoTax Area per non svantaggiare i più poveri. Quella della Voce.it non comporta perdite di gettito con evasione costante (http://www.lavoce.info/archives/53831/quando-la-flat-tax-e-a-favore-dei-poveri/). Se poi consideriamo la marea di deduzione e detrazioni inutili e dannose sinonimo di clientelismo che potrebbero essere cancellate per la gioia del contribuente questa aliquota potrebbe abbassarsi parecchio.

Se non si vuole abbassare l’IRPEF, si possono cancellare molte altre tasse (quelle non ce le facciamo mai mancare), come patrimoniali e accise varie,

Una tassa che si potrebbe cancellare a costo zero è l’IRAP. Questa porcatassa ideata per dare più autonomia fiscale alle regioni, finisce per tassare anche aziende e imprenditori che non guadagnano (sintetizzo) perché non tiene in conto tutti i costi dell’impresa, diversamente dall’IRES (imposta sulle società). Il fatto, oltre a non essere assolutamente equo e a distorcere la normale allocazione delle risorse produttive, diventa un forte deterrente per gli imprenditori ad aprire o mantenere aperta un’azienda, dato che rischiano di pagare tasse solo per aver azzardato di aprire una azienda e lavorato anche senza guadagnarci. Per cancellarla a costo zero, basta semplicemente trasformarla in una addizionale IRES, così gli imprenditore non devono neppure perdere tempo a calcolare due volte due imponibili diversi.

DEFICIT

Prima di proporre manovre economiche che prevedono di fare deficit, bisognerebbe ricordarsi alcune cose:

  • il debito prima o poi lo devi rimborsare,
  • se non lo rimborsi continui a pagare interessi all’infinito,
  • se aumenti il debito crei l’aspettativa di nuove tasse o taglio di spese nel futuro e perciò aumenta la propensione al risparmio (o direttamente la fuga all’estero) delle persone
  • aumenta il rischio paese e aumenta il costo dei finanziamenti per le imprese, ergo meno investimenti e meno crescita e lavori per il futuro
  • se con una delle tassazioni più alte del mondo non riesci a coprire le spese, probabilmente non hai coraggio o non hai competenze

NOTA FINALE

Spero che per aver espresso la mia opinione, qualcuno mi inviti a candidarmi alle prossime elezioni con L’Individualista Feroce.

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