Quote matte

In Attualità, Economia, Politica

L’ultima sparata dell’enorme puntata di Scherzi a Parte, di cui gli italiani sono prigionieri, intitotala “Campagna elettorale permanente” è andata in onda nello studio di Bruno Vespa.

In sintesi, per chi se lo fosse perso, il Ministro dell’Interno ha promesso che a 62 anni vuole tutti in pensione senza pensare alle quote (anni di contributi + età anagrafica). Salvini ha aggiunto che lui punta a mandare in pensione tutti a 60 anni e accetta massimo i 62 anni come limite minimo di età per la pensione di vecchiaia.

Dopo aver promesso, ha anche aggiunto che ha amici imprenditori che se riuscissero a liberarsi dei 62enni assumerebbero 2 giovani per anziano.

Alcuni appunti a questa ennesima sparata a cui ne seguiranno a breve altre sul tema pensioni e non.

1) La speranza di vita in Italia è di circa 80 anni abbondanti, e andrà allungandosi col tempo con le innovazioni tecnologiche e quant’altro. Questo significa che si vuole che le persone stiano in media 18 anni in pensione (80-62, e sto basso coi numeri) anche senza aver versato nessun contributo.

La spesa per le pensioni di anzianità esploderebbe (il che andrebbe a ricadere sui lavoratori con una spinta ulteriore alla disoccupazione), e gli altri pensionati andrebbero in pensione con una miseria, dato che dovrebbero spalmare i contributi di 44 anni più interessi (62-18, e qui sto altissimo con le ipotesi) su 18 anni di pensione.

2) Una persona non deve essere forzata ad “andare in pensione”, cioè a ritirarsi in modo definitivo dal mondo dal lavoro, perchè sarebbe una limitazione della sua libertà e un invito a lavorare in nero (come se non ce ne fossero abbastanza).

3) Il fatto che una persona vada in pensione non significa necessariamente un posto di lavoro per qualcun altro. La popolazione mondiale continua ad aumentare e con essa aumentano gli occupati. Stando al ragionamento folle (esposto da praticamente tutti i partiti) “mandiamo la gente in pensione e liberiamo i posti per i giovani”, dovremmo mandare tutte le persone in pensione finchè non rimane solo gente con un posto di lavoro, così avremmo occupazione al 100%. Complimenti, Mission Complete!

4) Il sistema delle quote evita di prendere in considerazione non piccoli particolari: i contributi non sono uguali per tutti e non costanti nel tempo. Un sistema contributivo puro (a cui continuiamo a ritardare l’approdo) permette a chiunque di ricevere il sussidio pensionistico quando preferisce, senza quote o quant’altro.

Dato che siamo in un sistema pensionistico pubblico che cerca di garantire una pensione adeguata a tutti, possiamo suggerire che chiunque raggiunga i contributi per avere una pensione minima adeguata possa già iniziare a incassarli, e per gli altri si può istituire una pensione di anzianità arrivati ad una certa età o sistemi di integrazione delle pensioni più basse.

Tuttavia, questi strumenti devono essere costantemente correlati con la speranza di vita altrimenti la spesa non coperta continuerà ad aumentare col tempo rispetto al PIL gravando sempre su chi lavora. E poi capiterà che quei poveri/responsabili politici che si vedranno costretti ad aggiornarla per salvaguardare i conti pubblici si ritroveranno una opposizione con la bava alla bocca (vedasi Riforma Fornero).

 

 

 

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