Netflixiamo Roma!

In Attualità, Economia, Politica

Si possono avere tutte le idee politiche del mondo, ma di fronte all’evidenza si deve prendere atto di ciò che funziona e di ciò che invece porta a disastri.

E’ ora, caro Sindaco Raggi, che si chieda aiuto ai privati per rimettere a posto una città come Roma. E dato che non c’è modo migliore per spiegare un concetto economico se non quello di partire dagli effetti più tangibili, evidenti e mediatici che ne conseguono, credo che nessun esempio possa porci di fronte all’evidenza, se non quello degli alberi di Natale che, negli ultimi due anni, hanno avuto l’onore di abitare Piazza Venezia.

Per chi non vive a Roma, spieghiamo che l’anno scorso il Sindaco ha “esplorato” la via pubblica per il tradizionale albero di Natale a Piazza Venezia e, rifiutando la collaborazione con i privati, come avviene in tutte le città europee, ha speso 50.000 € di soldi pubblici per un albero che piuttosto che ricordare la gioia e la bontà tipici del Natale mi ricordava, ogni volta che passavo di lì, che un destino orribile attende tutti noi e che un giorno moriremo come quel povero martire.

Invece, quest’anno, visto il fallimentare esperimento pubblico dello scorso Dicembre, il Sindaco ha optato finalmente per un albero di Natale affidato ad un privato, Netflix, a costo zero per i contribuenti e che ha l’aspetto che ogni albero di Natale dovrebbe avere: un simbolo di spensieratezza e festa, non un “memento mori”.

Si può credere che l’esempio dell’albero di Natale sia pretestuoso, sciocco o poco adatto ad un discorso economico. Invece ribadisco che rappresenta perfettamente ed in maniera quanto più evidente possibile gli effetti delle due alternative, quella pubblica e quella privata.

La prima alternativa, quella pubblica, scelta per principio e non per efficacia, ha portato Roma ad avere un cadavere di abete esposto in piazza come i corpi dei condannati a morte nel medioevo, come a dire “se non mi rivotate farete la sua fine”; al contrario, l’alternativa privata, ha portato ad un bellissimo albero degno di una città europea. La prima è costata 50.000 €, la seconda nulla. A questo punto, caro Sindaco Raggi, di fronte ad una così evidente dimostrazione della diversa efficacia dei due modelli messi a confronto, lei ha l’occasione di trasformare Roma nella città baluardo del secondo modello. Si perdona facilmente un incidente di percorso come quello di Spelacchio.

Ma ora che abbiamo visto quanto funziona bene il collaborare con privati, perché non estendere a tutta la città il modello vincente? Potremmo diventare un esempio per il mondo, l’avanguardia delle città Europee, potremmo rendere Roma più pulita, ordinata e funzionale esportando il modello Netflix ad ogni ambito possibile.

E gli esempi che vengono in mente sono tanti. Nelle altre città europee si vedono pochi mozziconi di sigaretta per terra perché il Comune installa un cestino posacenere ogni cinque metri per tutta la città. A Roma i vecchi nonni raccontano ai nipoti di che colore erano i marciapiedi, quando ancora non erano sommersi dall’arancione del filtro di sigarette buttate per terra. Quanto sarebbe semplice fare uno, dieci, cento bandi di gara per far costruire a privati in cerca di sponsorizzazioni dei posacenere da mettere su ogni strada, in ogni quartiere, a costo zero e in cambio solamente di un logo che reciti:”questo posacenere è offerto da Sky”?

E pensiamo a quante altre opere utili potrebbero essere realizzate con questo metodo. Opere, mi si dirà, non fondamentali, che non risolverebbero tutti i problemi di Roma, ma utili come le piste ciclabili, le aiuole dei giardinetti pubblici, le panchine che oggi vediamo divelte e con le aste di legno in molti casi spezzate o vandalizzate. E’ davvero un pensiero così orrendo da dover sopportare quello di vedere scritto sulla pista ciclabile “offerto da Pasta Barilla”? O di sedersi su una panchina con il logo di Instagram? Quanti piccoli aggiustamenti, quanti perfezionamenti si potrebbero avere a costo zero e in maniera efficace?

Ogni volta che piove si allaga la città perché i tombini sono otturati e non ci sono soldi per sturarli. Ogni piccolo problema di Roma che, sommmandosi agli altri, la rende una delle città più impraticabili e disastrose dell’Europa, viene giustificato con la frase :”Non ci sono i soldi”. E invece i soldi ci sono e sono anche molti. Solo che non sono ancora nelle tasche del Comune. Sono nei conti di tutte le migliaia di società che sarebbero disposte a realizzare piccole o grandi opere pubbliche in cambio di una sponsorizzazione. Sono soldi che, indirettamente, sarebbero di Roma perché le aziende sarebbero felici di investirli nella nostra città.

Cosa non li rende nostri al 100%? Solo il fatto che ancora non glieli abbiamo chiesti. Sono lì, sono pronti a migliorare le nostre strade, i nostri parchi, la nostra vita. Non vedono l’ora. Siamo l’unica città al mondo con i conti in ultra-rosso e indirettamente ricchissima.

Piazza di Spagna, la Fontana di Trevi e il Colosseo sono stati ristrutturati a costo 0, affidandosi ai privati, in cambio del loro logo sulle transenne dei lavori. E’ un modello che funziona, è la soluzione a tantissimi problemi. Se una pista ciclabile, una panchina rotta o delle aiuole mal messe vi sembrano problemi piccoli, e se credete che si stia perdendo tempo ad occuparsi di queste sciocchezze, sappiate che Roma è una città in rovina in cui ogni piccola distrazione in meno è oro puro. Ogni panchina che va aggiustata, ogni tombino da sturare, ogni ascensore della metro guasto che va riparato sono soldi, tempo e lavoro che si tolgono alla gestione dei problemi veri di Roma.

Per cui, caro Sindaco Raggi, cari lettori, è ora di fare una scelta fondamentale: Netflixiamo Roma!

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