In-Sostenibilità Sky

In Attualità, Economia, Società

Gli utenti Sky forse hanno già capito dove vado a parare, per gli altri racconto della quotidiana pubblicità progresso (si fa per dire) con cui Sky martella i suoi clienti (soprattutto maschili).

Sky ha lanciato la sua campagna “Sostenibilità Sky” con cui mostra ai suoi clienti come usa i soldi ricevuti degli abbonamenti in modo magnanimo ed “etico” per il bene comune. Premesso che ognuno usa i suoi soldi come preferisce, e che Friedman definiva la “Business Ethics” come puro socialismo, anch’io ho il diritto di dire la mia. Ho intenzione di usare questo diritto con grande gioia, dato che sono ammorbato da pubblicità piene di falsità e imprecisazioni utili solo alla causa.

Il Fatto

Sostenibilità Sky divide la sua campagna su due tematiche: una sulla salvaguardia delle tartarughe (e non mi turba assolutamente, mi piacciono le tartarughe), e l’altra sul mitico “Gender Pay Gap”. Per chi non avesse mai sentito queste 3 parole, esse significano “divario retributivo di genere”.

Ovviamente questo è colpa dei soliti noti imprenditori maschilisti, magari pure un po’ molesti.

La pubblicità è composta di alcune donne, ragazze, bambine che raccontano come vengano trattate salariamente peggio dei loro compagni maschi.  Ho detto “bambine”, nonostante sia evidente che non lavorino, perchè la pubblicità inizia con una bambina che si lamenta per la paghetta inferiore a quella del suo compagno di banco. Cosa c’entri questo col Gender Pay Gap è un mistero. E cosa questo c’entri col sessismo implicito del Gender Pay Gap, quando la paghetta è data da due genitori di cui uno evidentemente deve essere femmina/donna, rimane un altro mistero irrisolvibile.

La pubblicità si conclude col dato del settore privato in cui c’è il 17% di Gender Pay Gap. (come se non esistesse nel settore pubblico).

Il Non-Problema

Perchè esiste e perchè non è (quasi mai) un problema:

1) Donne e uomini non fanno gli stessi lavori;

2) Donne e uomini non hanno le stesse competenze;

3) Donne e uomini non hanno le stesse qualità/esperienze;

4) Gli uomini non rimangono, fino a prova contraria, incinti.

Il punto 4 è l’unico dei “problemi” che attraverso una politica pubblica (sento già gli anarchici di voi ribollire) si potrebbe parzialmente “correggere”.

Gli imprenditori, a quanto mi risulta, si devono fare carico di parte dei costi di maternità di una dipendente, manco fosse una loro parente. Dato che queste non lavorano durante la maternità, gli imprenditori quando assumono una dipendente rischiano di doversi sorbire dei costi senza contropartita produttiva.

Dato che questa possibilità esiste, e dal momento che gli imprenditori sono tali solo quando le aziende sono profittevoli, questo rischio ricade sui salari delle dipendenti, che queste rimangano incinte oppure no.

La soluzione potrebbe essere quella di scaricare tutti i costi diretti della maternità sulle casse pubbliche, o attraverso un’assicurazione obbligatoria sulle dipendenti per riequilibrare il divario retributivo di genere.

Questo non verrebbe comunque totalmente riequilibrato (a livello macro, sulla totalità dei dati), anche fra donne e uomini con caratteristiche identiche, perchè esistono comunque dei costi indiretti che l’imprenditore si troverebbe a sopportare per la sostituzione della dipendente anche se evita i costi del suo salario e di quelli della maternità.

Per ulteriori chiarimenti sui primi 3 punti, un piccolo video sul nostro canale Youtube sul tema:

Ultima questione: il Gender Pay Gap esiste anche in Sky oppure no?

 

 

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