Dal baratto al pagamento digitale: i passi della cooperazione umana.

In Attualità, Economia

In Italia tutti i pagamenti diventeranno digitali. E’ solo questione di quando, non di se“.

Sono queste le parole di Marco Ferrero in un’intervista di Marco Barlassina (“App, Pos intelligenti e banche più aperte“, di Marco Barlassina, Forbes, Febbraio 2019), direttore commerciale di Nexi, azienda italiana che offre servizi e infrastrutture per il pagamento digitale per banche, aziende e pubblica amministrazione.

L’Italia rappresenta una retroguardia nell’utilizzo dei pagamenti digitali, solo il 23% delle spese sono regolate tramite piattaforme digitali, contro una media europea del 42%. In Gran Bretagna si arriva invece al 68%, mentre nei paesi scandinavi all’85%.

E’ probabile che l’Italia sia nelle retrovie per colpa di una scarsa educazione e consapevolezza finanziaria tra i propri cittadini; ciò che rafforza l’ipotesi è proprio il fatto che l’utilizzo dei pagamenti digitali sia in aumento, invece, tra chi possiede un livello più alto di scolarizzazione.

Che cosa intendiamo con “pagamento digitale”? 

Innanzitutto bisogna riconoscere che per chi (e sono molti…) si dimostra pigro e timoroso dinanzi all’ utilizzo delle nuove tecnologie – specie tra i più anziani – la combinazione delle parole “pagamento” e “digitale” sembra suonare come una di quelle nuove “diavolerie che ci sta imponendo, dall’alto, qualche spectre di uomini della finanza, ingegneri e tecnocrati che voglion farci perdere il controllo delle nostre vite e – naturalmente –  renderci schiavi della finanza (o dei poteri forti… come preferite)…”

Nulla di più lontano dalla realtà.

Lo sviluppo dei pagamenti digitali, rappresenta quel settore dell’innovazione che sta permettendo a chiunque in possesso di un orologio elettronico o di un telefonino – ormai neanche di ultimissima generazione – di avvicinarsi alla cassa, pagare il conto, avvicinando il proprio polso o la propria mano ad un altro dispositivo elettronico, non tirare fuori il portafogli e poterlo fare in totale sicurezza. (con Apple Pay, per esempio, il numero della carta di credito non viene conservato sullo smartphone, né viene condiviso con il commerciante).

E’ un settore che permette di ampliare gli utilizzi che quotidianamente facciamo dei nostri dispositivi elettronici per agevolare le nostre vite, nel quale la concorrenza tra le aziende sta sviluppando l’importante obbiettivo di tutelare la nostra privacy e la nostra sicurezza.

Moltissime aziende stanno impiegando importanti investimenti in nuova manodopera qualificata in un mondo globalizzato: dove la forza lavoro sta raggiungendo un livello medio sempre più alto di istruzione.

Un esempio di come si lavora, creando un’ infrastruttura, nel mercato dei pagamenti digitali ? 

Attraverso applicazioni che forniscono servizi come quelli offerti dall’azienda Nexi – che abbiamo già citato – messi a disposizione di chi offre al consumatore beni o servizi – si permette ad una carta di credito di transare all’interno di un sito, o di una app, e di concludere velocemente uno scambio.

Applicazioni di questo tipo permettono di completare digitalmente l’operazione e si occupano direttamente della transazione del credito, collocandosi come provider tecnologici all’interno di siti o app, che svolgono invece un ruolo di provider software.

Si arriva così alla creazione di una scatola virtuale che al suo interno contiene infrastrutture utili in larga misura agli operatori coinvolti: per i produttori, per gli esercenti, per le banche e per i consumatori.

Benefici per esercenti e consumatori

I pagamenti digitali portano chiari benefici su velocità e comodità del pagamento. Molti di noi, tra cui anche i meno “tecnologici”, lo hanno sperimentano con l’utilizzo della tecnologia contact-less: in taxi, per esempio (quelli che non sono guidati dai furbetti del Pos), al Mc Donald, riducendo i tempi di attesa alla cassa e potendo consumare il proprio pranzo con il servizio al tavolo – servizio che precedentemente non c’era – o al tornello della metropolitana di Milano, dove a fine giornata il sistema calcola in automatico il costo del biglietto, addebitando la tariffa più conveniente in base al numero di ingressi.

Non gestire più – fisicamente – il contante per gli esercenti comporta il beneficio di evitare furti, errori e tempo per la gestione del deposito, ottimizzando le risorse in favore di altri servizi che agevoleranno la vita economica del consumatore, per il quale i pagamenti digitali consentono un efficace monitoraggio della propria spesa attraverso il controllo delle voci, dei luoghi e delle date di acquisto: uno strumento utilissimo – e di trasparenza – anche per chi deve inviare notifica delle spese aziendali, senza dover conservare e presentare una trafila di scontrini cartaceei.

Il pagamento digitale rappresenta inoltre garanzie di sicurezza maggiori rispetto al pagamento in contanti, come la restituzione dell’importo pagato in caso di reso e un aumento della capacità di tracciabilità del pagamento in caso di contestazione.

Ci possiamo rendere conto che la carta di credito, “la moneta di plastica” nata e diffusa dagli anni ’50 (“quando Frank McNamara, dopo aver dimenticato il denaro per pagare al ristorante, iniziò a elaborare un sistema di credito per evitare tali disagi; da qui il nome Diners”, come ci racconta Wikipedia)  inizia a affiancarsi nell’ immaginario a qualcosa che già abbiamo inglobato dentro l’aggettivo “vecchio“.

I benefici per il cittadino-consumatore:  le pubbliche amministrazioni.

Entro fino del 2019 verrà lanciata l’ app IO, annunciata nel maggio del 2018 dagli addetti alla trasformazione digitale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Tramite Io sarà possibile chiedere e conservare documenti e certificati oltre ad effettuare pagamenti nei confronti della Pa.

La digitalizzazione dei pagamenti significa innanzitutto maggiore vicinanza tra istituzione e cittadino, significa smettere di obbligarlo a recarsi per ore presso gli uffici del Comune dovendo chiedere, magari, un permesso lavorativo o dovendo rinunciare ad accompagnare i propri figli alla scuola di calcio o di danza. Si eseguono in questa maniera dei passi in avanti verso una maggiore trasparenza e certezza dei pagamenti a tutela di cittadino e Pubblica Amministrazione.   

Speriamo abbiano vita fortunata, dunque, quelle aziende  che  collaboreranno con gli enti locali, nazionali e sovranazionali: in favore di un crescente utilizzo di queste piattaforme, nei servizi ente-cittadino, accelerandone la fruibilità nel presente. (si parla di futuro quando se ne intuisce una direzione, ma tali strumenti rappresentano già un presente: semmai è nell’immobilismo che dovremmo cogliere un sapore amaro…)

Dalla fine del baratto…

Il sistema monetario è la conseguenza indispensabile di tutti gli scambi e di tutte le economie in cui era diventato materialmente impossibile – dato il numero considerevole di persone, di beni producibili e consumabili – un confronto diretto fra i beni allo scopo di stabilire i costi di produzione.

La moneta è diventata lo strumento indispensabile per tutti i beni che non sarebbero accessibili attraverso il baratto, ad esempio, per gli scambi fra beni presenti e beni futuri o per gli scambi fra beni che non possono essere effettuati tra due soli operatori.

La moneta, in questo senso, è indubbio, non ha solo velocizzato gli scambi, ma li ha notevolmente aumentanti, fortificando i legami di interdipendenza tra soggetti in ogni comunità, evolvendosi nel tempo in diritto di credito.

La rapida diffusione di Internet, l’uso degli smartphone e di altre tecnologie,  stanno modificando notevolmente le abitudini di ognuno di noi, e con questi cambia la percezione e il rapporto con il denaro. Cambiano anche le modalità di acquisto e le preferenze di consumo.

Le vetrine non sono soltanto quelle dei negozi, ma stanno diventando senza spazio. Sono sempre più virtuali.

Sergio Boccadutri, nella prefazione “il denaro sta cambiando faccia, ma è molto più di un lifting”, ci invita a pensare come il mondo dei pagamenti digitali viva di progressi che altri “medium” hanno già subito da tempo.

E’ il caso della musica e della totale materializzazione del suo supporto: sparisce il vinile per merito dell’ audio cassetta, spariscono le seconde perché soppiantate dal CD…”che oggi vive la sua inesorabile e inarrestabile parabola discendente”. E’ facile ritenere che Boccadutri faccia riferimento, anche, alle piattaforme di ascolto musicale in streaming.

E’ proprio su questa analogia che si giocano i punti più interessanti, aggiunge chi scrive.

La certezza per qualcuno di ricevere un pagamento rapido, se non addirittura immediato, abbattendo distanze oceaniche, ha permesso l’evoluzione di servizi che prima non esistevano; e con i quali, ora, i consumatori possono godere di una più ampia gamma di beni ad un costo decisamente ridotto. Un esempio lampante sono, appunto, le piattaforme di musica e video in streaming.

E’ verissimo che per un amante della “sala buia” o per un cultore musicale, nulla può essere comparato alla qualità e al piacere di possedere fisicamente sugli scaffali di casa propria i cimeli di un intera collezione da esibire con orgoglio ai propri amici; ma oggi, per un numero sempre maggiore di persone, è possibile accedere ad un’ampia selezione musicale e cinematografica, ottenendo il piacere di diversi lavori epocali di entrambe le arti, che anni addietro avrebbero avuto dei costi decisamente superiori.

I beni, che queste piattaforme forniscono, sono consumabili in qualsiasi momento e tramite qualsiasi dispositivo che permetta, con una connessione internet, accesso alle app.

La concorrenza, poi, che investe il settore delle diverse piattaforme, dovrebbe portare ad una sempre maggiore qualità dell’audio e ad un aumento di varietà di contenuti.

E così è stato! Tidal entra nel mercato proponendo la migliore qualità possibile, offrendo, inoltre, quattro standard di ascolto possibili e quattro diversi abbonamenti… mentre non gode della stessa quantità di contenuti della ben più nota Spotify…

Non dobbiamo dimenticare quell’ampia riduzione di costi e spazi che queste piattaforme hanno rappresentato per tutti gli esercenti che possiedono un’ attività aperta al pubblico, e alla conseguente capacità di ricevere i propri clienti e soddisfare i loro gusti musicali su rapida richiesta ed esecuzione.

Tutti sviluppi e servizi che molti di noi hanno già iniziato a considerare come scontati nella propria vita, ma che sono stati resi possibili dal mercato, e da parte di chi era interessato a trarre un profitto, sfruttando la certezza e rapidità dei pagamenti digitali, dai quali ci possiamo aspettare sempre più sviluppi solo, ovviamente, ipotizzando la portata dei possibili futuri, i quali rimangono ampi e divertenti da immaginare.

 

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