il congresso di Verona e la presunzione dei tradizionalisti

In Attualità, Società

Recentemente si è concluso il Congresso Mondiale dedicato alla Famiglia, tenutosi a Verona. Un congresso che ha affrontato numerose tematiche e che, inevitabilmente, ha provocato numerose reazioni a catena. Ha creato degli scossoni a livello politico. Per tre giorni, non c’erano più tanti partiti politici, ma solo due fazioni, i tradizionalisti e gli oppositori dei tradizionalisti.

Io sono felice di appartenere alla seconda fazione. In questa seconda fazione ci sono diverse realtà. Ci sono i liberali come me, ci sono le donne contrarie alla concezione di donna “casalinga”, tutto il mondo LGBT, le persone che sono state adottate. Insomma, parliamo di un mondo abbastanza variegato.

Bisogna essere chiari su questo punto: qui non si tratta di una questione di opinione. Io non discuto le opinioni, sebbene quest’ultime talvolta siano piuttosto grottesche. Io discuto la presunzione dei protagonisti del congresso di Verona. Una presunzione tipica dei movimenti socialnazionalisti, principali sostenitori del concetto di “famiglia tradizionale”. La presunzione di dirci come dobbiamo vestirci, come dobbiamo vivere la nostra vita, di scegliere l’uomo/la donna della nostra vita.

Come già detto, io sono orgoglioso di non essere tradizionalista. Anzi, aggiungo che le tradizioni, soprattutto per un liberale e liberista, sono fatte per essere superate.

Le scelte personali devono essere libere, non condizionate dalle dicerie di paese. Per questo motivo, apprezzo molto di più la posizione di alcuni conservatori, in quanto le loro scelte sono frutto di un ragionamento, di un capitale culturale, di un percorso razionale. Se loro sono favorevoli alla famiglia tradizionale, riescono ad esserlo con maggiore stile rispetto agli ambienti tipicamente socialnazionalisti e socialcomunisti.

La presunzione di questi personaggi è tipica dei socialisti. Infatti, riscontro una certa presunzione anche negli ambienti socialcomunisti, seppur con delle differenze sostanziali, soprattutto sui contenuti. Gli ambienti socialcomunisti erano all’unanimità schierati a favore delle realtà LGBT. Anche loro proponevano un atteggiamento particolarmente aggressivo, soprattutto nei contenuti.

I contenuti affrontati dal Congresso di Verona erano talmente presuntuosi che, a tratti, davano quasi la sensazione di non essere più nel 2019. Ti sentivi come 60 anni fa con i bigotti che erano pronti a dirci cosa fare e non fare; ti sentivi come 90 anni fa con i fascisti che premiavano le donne più prolifiche.

Durissimi attacchi alla libertà dell’aborto, alla libertà dell’utero in affitto, alla libertà di sposarsi per la coppia omosessuale, alla libertà di adottare un figlio per la coppia omosessuale. Tutti i protagonisti del congresso della famiglia, politici compresi, sostenevano le proprie idee quasi come se detenessero una carica autorevole che li metta in condizione di esprimere qualsiasi cosa gli venga in mente.

Per carità, da liberale non toglierei a nessuno il diritto di opinione, ma qualcuno dica loro che il loro modo di esprimersi è davvero ridicolo.

Continuate pure a fare i presuntuosi tradizionalisti. Probabilmente qualche addetto ai lavori in politica vi sostiene, ma presto sarete ancora di più in minoranza di quanto lo siate già adesso. Almeno, quando diventerete una vera e propria minoranza, le vostre idee saranno utili per divertirci, e non più per indegnarci.

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