Articolo 3 e l’umiliazione di uomo e donna

In Attualità, Società

La nostra Costituzione è sicuramente imperfetta, sono tanti infatti gli articoli che impediscono al nostro Stato di prosperare e la mentalità italiana, spesso, non aiuta. L’articolo 3 fa eccezione ed è, a mio parere, un buon articolo, infatti è poco rispettato, e sancisce due concetti principali:

Il primo è che i cittadini sono uguali davanti alla legge senza distinzione di lingua, di razza, di religione, di sesso, di opinioni politiche e di condizioni sociali.

Il secondo è essenzialmente ciò che noi liberali chiamiamo l’uguaglianza delle condizioni di partenza: Infatti lo Stato dovrebbe rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona.

Non è un mistero che ormai tra i tanti argomenti che polarizzano la nostra politica vi sia la lotta alla violenza sulle donne. Nessuno nega che la gelosia abbia portato a omicidi, a sfregi con l’acido, a incendi dolosi e altri crimini orribili, è probabile che la politica possa avere un ruolo nel combattere tutto ciò ma la nostra politica sta sbagliando tutto e ogni volta che parla in pubblico compie un piccolo attentato all’articolo 3.

Si parla infatti di “violenza sulle donne”, di “corsia preferenziale per le donne”, di “leggi per chi sfregia una donna”. Ovviamente i testi di legge, scritti da persone competenti, sono neutrali: Le leggi in questione tutelano un uomo al pari di una donna, anche perché molto difficilmente un ex giudice della Corte Costituzionale come Sergio Mattarella firmerebbe una legge palesemente incostituzionale.

Ed è una realtà ovvia come i crimini passionali non siano una questione di sesso né di genere: Gli uomini uccidono e sfregiano, ma lo fanno anche le donne. E, tra l’altro, esistono anche le coppie omosessuali e anche in esse avvengono crimini di gelosia.

Il problema di questa forma di comunicazione è che è, nonostante sia spesso supportata dalle femministe, è schifosamente patriarcale. Viviamo in un continente dove abbiamo avuto capi di governo donne come la Merkel e la Thatcher, donne in ruoli importanti di governo come Elsa Fornero, donne sindaco di grandi città come Virginia Raggi o Letizia Moratti ma anche donne che studiano scienza ai massimi livelli come Samantha Cristoforetti.

Dipingere l’uomo come un orco mentre la donna come necessitevole di protezione totale da parte dello Stato vuol dire dipingere la donna come un essere succube, incapace di saper provvedere a se stessa. E ben sappiamo che ciò non corrisponde a verità.

Viviamo in un’era politica dove l’obiettivo dei politici è trovare giusto un nemico da accusare, che sia l’immigrato, il latte rumeno, l’Europa, la Germania, le banche o in caso l’uomo maschio. Risulta più difficile dire, invece, di vivere in una società sì migliore rispetto a tante altre ma ancora perfettibile e dove lo Stato deve dare a tutti i deboli, indipendentemente dal sesso, mezzi di difesa e protezione, sia istituzionali sia di autodifesa.

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