Complottismo e democrazia

In Attualità, Politica, Società

Fino a pochi anni fa, il complottismo era qualcosa di cui ridere, magari ascoltando le teorie di Adam Kadmon su “Mistero”. Oggi, nell’era della post-verità, il complottismo è Vangelo. Il tempo delle comunità isolate di paranoici sul web, con i loro cappelli di carta stagnola, è finito da un pezzo: oggi, complottisti dal più moderato al più radicale si possono trovare ovunque, sul web e nel mondo reale.

Questo non dovrebbe sorprendere, dal momento che la recente epidemia di complottismo non è altro che la logica conseguenza dell’infiltrazione, nel mondo accademico, del principio democratico. Per parafrasare Roberto Burioni, oggi la scienza è diventata democratica.

Per capire perché questo sia un male, è necessario distinguere fra due concetti all’apparenza simili ma in realtà molto diversi fra loro: isonomia e democrazia. L’isonomia, principio cardine del pensiero liberale, significa “eguaglianza di fronte alla legge”. In uno Stato liberale, quindi, tutti i cittadini sono soggetti alle stesse leggi, e le leggi non discriminano fra i cittadini.

La democrazia, invece, ha come scopo il raggiungimento dell’eguaglianza di tutti i cittadini. In altre parole, in democrazia i cittadini non sono solo eguali di fronte alla legge, bensì sono eguali in tutto.

Proprio per questo, il pensiero liberale non era in origine democratico, dal momento che esso si basa sull’assunto che tutti gli individui sono diversi fra loro per natura, di conseguenza una perfetta eguaglianza, scopo ultimo della democrazia, è un’idea utopistica nella migliore delle ipotesi, terrificante nella peggiore.

Naturalmente, con il tempo tutti gli Stati liberali si sono evoluti in senso democratico, il che non ha impedito comunque ai grandi pensatori liberali di mettere in guardia dalle possibili degenerazioni della democrazia. Ora, in ambito accademico, qual è la differenza fra isonomia e democrazia?

L’isonomia, applicata al mondo accademico, potrebbe essere così descritta: tutte le opinioni sono eguali davanti al metodo scientifico, nel senso che non ha importanza da chi provenga l’opinione, a patto che venga rispettato il metodo scientifico.

Al contrario, applicare il criterio democratico in ambito accademico significa sostenere che tutte le opinioni sono eguali e basta. In nome della ricerca della perfetta eguaglianza, quindi, nella scienza democratica vale il principio dell’uno vale uno, che mette sullo stesso piano esperti e profani: i primi non hanno il diritto di correggere i secondi, i secondi non hanno il dovere di mettersi in pari con i primi.

Questa democratizzazione del mondo accademico, che ha finito per sostituire l’oggettività del metodo scientifico con la soggettività degli umori della piazza, ha generato dei mostri: antivaccinisti, terrapiattisti, complottisti e altri ciarlatani prosperano come mai prima d’ora, diffondendo a macchia d’olio ignoranza e disinformazione.

Ora, ci si potrebbe chiedere: che problema c’è in tutto questo? Le persone avranno pur diritto a credere nella validità dell’omeopatia o nell’esistenza dei Rettiliani, rientra nella libertà di pensiero.

Naturalmente, questo è vero. Bisogna lasciare alle persone la più completa libertà di credere in quello che si vuole, è il prezzo da pagare per vivere liberi. Tuttavia, c’è bisogno di essere profondamente ignoranti o in malafede per credere che lasciare mano libera al complottismo ed alla pseudoscienza sia privo di conseguenze.

Complottismo e pseudoscienza, infatti, possono uccidere. Anzi, lo hanno già fatto e lo stanno facendo ancora.

Agli inizi del ventesimo secolo, a partire dalla Russia, si diffusero a macchia d’olio i “Protocolli dei Savi di Sion”, un documento falso inventato di sana pianta dalla polizia segreta zarista per incitare l’odio verso la popolazione ebraica dell’Impero Russo.

Sebbene la vera natura del documento fosse stata rivelata già poco tempo dopo la sua pubblicazione, l’idea di un complotto ebraico finalizzato all’egemonia mondiale fece presa ovunque, senza particolari distinzioni di nazionalità o ceto sociale.

Tra questi complottisti, che credevano ciecamente ad ogni parola dei “Protocolli”, vi era anche un giovane Adolf Hitler. Pochi decenni dopo, egli usò le prove riportate in tale documento falso per giustificare la soluzione finale della questione ebraica.

Passiamo ad oggi. Proprio nel 2019, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha incluso, tra le dieci più grandi minacce alla salute globale, l’antivaccinismo[1]. Sebbene i vaccini prevengano ogni anno 2-3 milioni di morti, gli anti-vax continuano imperterriti la loro crociata contro Big Pharma, a qualsiasi costo.

Bisogna comunque ammettere che stanno conseguendo risultati notevoli: un incremento del 30% nei casi di morbillo a livello globale, per esempio, (anche se, bisogna dirlo, non è tutto merito loro) non è qualcosa che si raggiunge così facilmente.

Dunque, la democratizzazione del mondo accademico crea condizioni favorevoli a complottismo e pseudoscienza, che a loro volta sono intrinsecamente pericolosi e facilmente conducono a miseria e morte.

Una strada per combattere il complottismo (e quindi le pseudoscienze e tutte le altre ciarlatanerie) ci viene offerta dal già citato principio dell’isonomia.

Applicare il principio dell’isonomia nel mondo accademico, infatti, consente di mantenere il mondo del sapere aperto a tutti, senza per questo affidarsi agli umori della piazza.

In un sistema simile, quindi, sarà possibile per tutti contribuire al dibattito, in tutti i campi del sapere. Così come in una società liberale la legge è eguale per tutti, allo stesso modo in quella società senza confini nel tempo e nello spazio che è il mondo accademico tutti dovranno rispettare la stessa legge, quella del metodo scientifico.

[1] https://www.who.int/emergencies/ten-threats-to-global-health-in-2019

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