Libri più costosi incentivano la lettura?

In Attualità

Nel magnifico mondo delle istituzioni italiane, il 16 di luglio è stata approvata alla Camera dei deputati una legge, che fra le altre cose, limita gli sconti applicabili ad un libro (non scolastico) al massimo al 5%.

Attualmente, il massimo dello sconto applicabile dai rivenditori finali è del 15%. Probabilmente, se avete comprato libri o comunque siete passati davanti alle librerie, avrete notato qualche volta file di libri tutti al 15%, perchè appunto è il limite di sconto che i rivenditori possono applicare.

Perciò è usuale che quando un libro superi il momento di picco delle vendite, rimanga in sconto costante e perenne (esclusi i periodi di saldi “pianificati” dalle regioni, ma questa è un’altra storia).

Dunque, perchè questa legge è stata approvata – tranne da Forza Italia che si è astenuto (forse per il conflitto d’interesse del presidente impegnato nel mondo dell’editoria) da TUTTI I PARTITI (alcuni accusati fino a ieri di “liberismo”) ?

Le parole del ministro dei Beni e delle attività culturali Bonisoli sono queste: “Il nostro Paese ha bisogno di una legge per incentivare la lettura“. Farebbe ridere se non facesse piangere: ovviamente i più furbi vogliono sempre evitare i saldi: chi vorrebbe perdersi il gusto di un acquisto a prezzo pieno?

Altri partiti invece giustificano la legge perchè difenderebbe i piccoli librai dai grandi rivenditori (leggasi Amazon) che possono fare prezzi ultracompetitivi e insostenibili.

Cosa direbbe un difensore del libero mercato e della concorrenza?

  1. Chi non sa stare sul mercato è libero di uscire.
  2. Se qualcuno fa pratiche anticoncorrenziali, si denuncia all’Antitrust italiano o europeo, che tra l’altro ha sempre gli occhi puntati proprio sui giganti del web.
  3. Che Amazon faccia pratiche anticoncorrenziali sui libri è inverosimile; Amazon collabora con molte librerie e per aprire una libreria non ci vogliono milioni di euro. Ergo, appena Amazon smette di operare in perdita per buttare fuori i concorrenti, domani ne entrano di nuovi sul mercato dati i costi di entrata bassi.

Cosa succederà al mercato dei libri, ai rivenditori e agli editori?

Come sempre, gli agenti del mercato (consumatori e produttori) modificano i loro comportamenti per massimizzare la loro utilità.

I consumatori, a fronte di libri che costeranno di più……. compreranno meno libri (non ve l’aspettavate eh?).

Per essere più precisi, quelli che “subiranno” di più questa legge, sono i lettori che comprerebbero i libri solo ai prezzi più bassi: posso immaginare che fra questi ci siano poveri o gente che non ha mai comprato libri (giovani) o che compra libri molto di rado.

Non sembrerebbe un ottimo modo di aiutare il settore della cultura.

Premesso che le politiche di prezzo sono praticamente sempre delle sciocchezze colossali, la possibilità di modificare il prezzo di un bene a seconda del compratore (in economia si chiama discriminazione di prezzi) allarga le vendite del bene ai meno propensi (chi ne trae minore utilità o non ha molte risorse economiche) a comprare quel bene.

Prima che la legge entri in vigore, ci si può aspettare un piccolo aumento della vendita dei libri date le aspettative di aumento dei prezzi (qualcuno ve la venderà come inizio di un ciclo che non ci sarà).

Per i rivenditori le cose potrebbero migliorare nel breve periodo per poi verosimilmente peggiorare quando gli agenti del mercato aggiusteranno i loro comportamenti.

Nel BP, i margini medi sulla vendita di libri aumenteranno, e se la diminuzione delle vendite non compenserà questo aumento, gli utili potrebbero drasticamente calare.

A seconda di come viene gestito la merce invenduta (se ritorna all’editore o rimane in carico al rivenditore) ci sarà una maggiore difficoltà a vendere i libri meno attraenti per i consumatori, e perciò maggiori costi (meno utili) per chi se ne dovrà prendere carico.

Nel medio termine, gli editori e i rivenditori (quando non sono la stessa azienda) si ridistribuiranno i rischi e i costi, ritornando più vicini alla situazione precedente, ma in un mercato più ristretto a causa delle minori vendite.

Per gli editori: i rivenditori che smetteranno di farsi concorrenza sul prezzo per vendere il tuo libro, significheranno meno entrate.

Far conoscere un libro nuovo con un prezzo di lancio basso per far iniziare il passaparola fra i lettori, sarà ancora più difficile, e ciò spingerà gli incumbent (i venditori già presenti sul mercato) ad avere un vantaggio rispetto ai possibili nuovi entranti per la presenza di una barriera all’ingresso sul mercato.

Ergo, chi scrive/pubblica/produce libri in Italia avrà più difficoltà.

Complimenti alla deputata che ha usato 4 anni della sua attività politica per promuovere questa mer(d)avigliosa legge.

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