Intervista a un rider Deliveroo

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Il governo vuole un decreto con “le tutele” per i rider: da anni leggiamo di persone sfruttate, pagate 3€ l’ora, sotto costante minaccia di licenziamento, che devono lavorare sotto pioggia, neve e grandine e dove il minimo ritardo è punito col licenziamento.

Al contempo, i sindacati – interni o esterni – chiedono che tutto ciò finisca e che i rider abbiano di più: ferie pagate, contributi per la pensione, rimborso dei costi di connessione a Internet e della manutenzione del mezzo e simili.

Ma è davvero così? Ho realizzato una piccola intervista a un rider di Deliveroo che lavora in una città del Nord Italia, per sentire la sua.

Secondo molti, i rider sono sfruttati, tu ti senti sfruttato?

I media analizzano il lavoro dei rider con una scarsa conoscenza delle modalità di lavoro applicate dalle varie società. Nella situazione attuale, considero poco vantaggioso solo il contratto dei collaboratori di Glovo, ai quali non viene riconosciuto un minimo orario per la presenza. Deliveroo invece offre un minimo orario di 7.50€ lordi ed un’assicurazione sugli infortuni che copre ogni rider o sostituto per qualsiasi tipo di infortunio, fino ad un’ora dopo la fine delle sessioni prenotate.

Mentre su Deliveroo ci occupiamo solo della consegna in altre piattaforme i rider possono o devono accettare pagamenti in contanti e quindi tenere un fondo cassa, però senza indennità di maneggio denaro o assicurazione su furti. Poche settimane, ad esempio, fa un Glover – un collaboratore di Glovo – è stato derubato del suo incasso e l’azienda gli ha inizialmente detratto la somma sottratta, salvo tornare indietro dopo la sollevazione mediatica.

Personalmente non mi ritengo uno sfruttato, le tariffe proposte da Deliveroo, ovvero un minimo di 4€ ad ordine al quale va aggiunto un importo variabile in base a km da percorrere e rider disponibili, sono il giusto per un lavoro che non richiede particolari competenze, ma ovviamente nessuno si lamenterebbe di un aumento.

Probabilmente i media si sono dimenticati dei fattorini che lavorano in nero per le pizzerie e che guadagnano in una giornata quello che io guadagno in un’ora.

Come hai fatto a diventare rider? Hai sostenuto qualche spesa?

Per diventare rider ho inviato una candidatura sul sito di Deliveroo.
Basta semplicemente fornire i propri dati anagrafici e scegliere il mezzo con il quale si vuole lavorare, ed in seguito inviare una scansione della propria carta di identità e della propria tessera sanitaria (permesso di soggiorno nel caso di lavoratori stranieri, assicurazione e patente nel caso si scelga di lavorare con veicoli a motore).

Se si viene scelti – è molto facile per alcune città, ma molto difficile per altre – arriva via mail un contratto da firmare elettronicamente e una volta firmato il contratto (del quale non si può rivelare il contenuto), si diventa collaboratori dell’azienda e viene inviato un link per ordinare gratuitamente il kit legato al veicolo con il quale ci si è iscritti.

Nel caso ci si iscrivesse in bicicletta, il kit include uno zaino termico, una borsa termica, un casco con luce posteriore, una giacca impermeabile ed un supporto per telefono da installare sulla bicicletta.
Una volta ordinato il kit, viene fornito l’accesso all’app per rider, praticamente lo strumento di lavoro. Con questa si possono prenotare turni, ricevere o rifiutare ordini e tenere sotto controllo i propri guadagni.

Non ho sostenuto nessuna spesa se non quella di connessione ad internet, però sono a conoscenza del fatto che altre aziende facciano pagare il kit per lavorare.

Come funziona il tuo lavoro? Hai un tot obbligatorio o sei libero?

È un lavoro molto particolare, ma se si fa con serietà e gentilezza è un lavoro abbastanza tranquillo.
Quando ho un turno prenotato, mi reco nella zona e mi rendo disponibile a ricevere ordini.
Al contrario di quanto sempre dichiarato dai media, si può rifiutare qualsiasi ordine e non c’è nemmeno un limite ai rifiuti.

Un algoritmo chiamato Frank mi geolocalizza e decide se inviarmi una proposta di ordine in base alla mia posizione ed al mio veicolo e posso decidere se accettare o meno una consegna.

Una volta accettata mi reco al ristorante e comunico al personale il numero d’ordine visualizzato sull’app, metto il cibo nello zaino, vado verso il cliente e consegno. Una volta conclusa una consegna viene chiesto un feedback ed in seguito si torna disponibili per la prossima consegna. Non è vero che si viene “bannati” se si è lenti.

La scelta delle ore in realtà è un concetto un po’ complesso da spiegare perché varia da città a città, ma comunque si possono prenotare al massimo circa 50 ore a settimana.

Nel mio caso è importante lavorare nell’orario serale/notturno del weekend in quanto posso ottenere accesso prioritario alla prenotazione delle ore solamente lavorando in quelle giornate.

Se non volessi lavorare durante un turno prenotato? Bastano semplicemente 2 click, o magari se non me la sento (già successo in una giornata troppo calda), basta mettersi offline, ovvero rendersi non più disponibili a ricevere proposte di ordini. Ma anche fare questo, non influisce in alcun modo sulle possibilità lavorative o sui guadagni.

In ogni caso, da poco è possibile non lavorare anche per lunghi periodi di tempo senza che le proprie statistiche vengano modificate.
Con altre piattaforme non è nemmeno possibile cancellarsi da alcuni turni se al loro inizio mancano meno di 24 ore.

Devo dire che però, in merito ai turni, la più flessibile è Uber Eats, che consente di lavorare in qualsiasi momento e senza necessità di prenotarsi prima.

Il governo ritiene prioritario tutelare la tua professione, sei d’accordo?

Il governo, che per definizione è composto da burocrati, rischia di creare solamente disastri. Dovrebbe al massimo inserire alcune norme a tutela dei rider di quelle piattaforme più rigide che fanno maneggiare loro denaro senza alcuna indennità, ma non ingessare tutto il settore.

Purtroppo il governo non riconosce che questo è un lavoro atipico, un misto tra lavoro dipendente e lavoro da libero professionista.

Personalmente creerei un nuovo contratto specifico per questo tipo di lavoro, magari con parti derivate dal CCNL Logistica, con i principi esposti precedentemente.

Il governo non sa nemmeno di che cosa sta parlando: come si possono calcolare ferie e malattie se la gestione dell’orario di lavoro è totalmente a discrezione del singolo rider? O ancora, nel caso di Uber Eats come andrebbero calcolate, visto che un rider può decidere di lavorare in qualsiasi momento?

Prima di diventare rider credevi anche tu fosse una categoria sfruttata?

Se devo essere sincero sì, in passato pensavo veramente che i rider venissero pagati poco più di 2€ l’ora, ma mi è venuto il dubbio sulla veridicità del tutto vedendo sempre dei rider per strada.

Dopo un po’ di tempo mi iscrissi ad un gruppo del settore su Facebook, ed infatti notai, “parlando” con altri, che la paga oraria media era molto diversa da quella mostrata dai media.

Posso dire che, a livello personale, con un minimo sforzo si riesce tranquillamente ad arrivare a 12€ lordi l’ora. Se capitano consegne doppie o particolarmente lunghe, si riesce anche ad arrivare ai 15-17€ lordi l’ora, senza contare le mance via app o in contanti. Questo per Deliveroo, con altre piattaforme non saprei ma leggendo i loro gruppi su Facebook pare che le paghe siano minori.

C’è qualcosa del settore che cambieresti?

Non è detto che quel che va bene a me vada bene a tutti. Io proporrei la rimozione del limite di 5000€ per le prestazioni occasionali (contratto della maggior parte delle piattaforme, superato il limite serve aprire la Partita IVA) ed anche la rimozione della tassazione al 20% delle mance. Il cliente viene ingannato, pensa di star facendo un favore al rider, ma in realtà sta dando parte della sua mancia ad un’entità che non conosce nemmeno i lavori sui quali pretende di legiferare.

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