Taglio del cuneo: i nodi e le doppie punte

In Attualità, Economia

Non è ancora iniziata la discussione sulle legge finanziaria e già si susseguono le promesse di maggiori spese e minori tasse.

Tra queste, c’è un sempreverde della politica italiana: il taglio del cuneo fiscale.

Il cuneo fiscale rappresenta la differenza tra quanto costa il dipendente all’imprenditore e quanto il dipendente riceve effettivamente. È composto da imposte sul reddito e contributi pensionistici e assicurativi.

I contributi che si vedono in busta paga, dal lato del lavoratore sono pari al 9,19% del salario lordo. Dal lato dell’imprenditore, invece, corrispondono circa al 32% (ma varia a seconda di salario e tipo di lavoro).

Di queste 3 componenti, quando si fa riferimento al taglio del cuneo fiscale, ci si riferisce ai contributi pensionistici.

In questi giorni si è parlato di un taglio di ben 5 miliardi, e qualche parlamentare ha già annunciato che questo dovrà essere fatto in “favore del lavoratore”.

Per rendere l’idea delle proporzioni, gli introiti del cuneo fiscale, imposte sul reddito escluse, sono di circa 200 miliardi di €.

Il taglio “in favore del lavoratore” nel breve termine non avrà nessun impatto sulla produttività e la competitività delle imprese italiane, perchè il costo per ora lavorata rimarrà lo stesso. Nel medio termine, il minor cuneo fiscale invece si ripartirà fra imprenditore e lavoratore facendo diminuire il costo per ora lavorata.

Se invece si operasse sul costo dal lato dell’imprenditore, il costo del lavoro diminuirebbe immediatamente e perciò aumenterebbe produttività e competitività delle imprese, e ci sarebbe minor propensione ad assumere in nero. Nel medio termine, poi, il taglio si ripartirebbe fra imprenditore e lavoratore.

Questo taglio comunque sarebbe un’operazione sulle doppie punte rispetto ai nodi centrali che si legano al cuneo fiscale.

  1. I costi assicurativi sono ancora monopolio statale e non lasciati alla libera concorrenza, ergo costi maggiori per le imprese.
  2. Nei vari contributi ci sono costi per la cassa previdenziale e disoccupazione, che inseriti nel cuneo fiscale non fanno che aumentare il costo del lavoro, disoccupazione e la propensione ad assumere in nero.

Il nodo più grande però è rappresentato dalle pensioni. Il cuneo fiscale va interamente a finanziare le pensioni in essere oggi (a cui si aggiungono 100 mld dalla fiscalità generale), che continuano ad aumentare per mezzo di scelte irresponsabili come Quota 100.

A Quota 100, che ricordiamo avere effetto zero sulla crescita del PIL 2019 (dati del governo, per cui ottimistici), in tempi di propaganda era associata una sostituzione di 3 persone per ogni pensionato. Non supererà il rapporto di 3 ogni 10 [1] e costerà ai contribuenti 63 miliardi fino al 2036.[2]

L’altro nodo, non marginale, è legato al fatto che con la legge finanziaria si debbano già trovare una trentina di miliardi solo per spese indifferibili e clausole IVA. Ma a quanto pare sono già stati promessi asili nido gratis e tagli fiscali.

Auguri al nuovo ministro dell’economia.

[1]: (https://www.ilmessaggero.it/economia/news/quota_100_assunzioni_uscite_ultime_notizie-4680649.html)

[2]: (https://www.ilsole24ore.com/art/pensioni-quota-100-spesa-cresce-63-miliardi-18-anni-ACJHPdj).

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