Il solito vizietto: Papa Francesco elogia la povertà

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La difesa del denaro e delle forme di guadagno è un esercizio talmente banale che per riuscirvi basta ricordare che nessun uomo al mondo ambisce ad essere povero e che nessun governo spera di aumentare il tasso di povertà. Tutt’al più, come nel caso italiano, gli scriteriati pensano che sia cosa buona e giusta diminuire drasticamente il numero dei ricchi, come se dalla fortuna di qualcuno derivasse la miseria di qualcun altro. Pur non esistendo una prova scientifica a fondamento di tale pensiero, esistendo anzi quella contraria per cui più ricchi vi sono e meno poveri vi saranno, è ancora accattivante la litania economicamente corretta del denaro sterco del diavolo e dell’altro modo di fare sviluppo, magari contro le disuguaglianze, contro l’inquinamento, contro l’avidità, contro il fardello del benessere di cui ci siamo appropriati depredando i terzi mondi dell’intero universo. Ed è folle come i persecutori del benessere bianco occidentale siano poi pronti ad aprire porti e portafogli per accogliere di diseredati della Terra che, a sentir loro, vorrebbero accesso proprio a questa fetta di mondo. 

E il discorso è talmente accattivante che anche Papa Francesco, durante l’Angelus, ha ripetuto la filastrocca degli affetti che devono essere sopra tutto e del denaro che dovrebbe essere, se non abolito, quantomeno diminuito nella sua essenza e nella quantità con cui circola. A proposito, strana convergenza, questa, tra chi demonizza i quattrini e chi vorrebbe far di tutto per non farceli usare, a costo di imporre una tassa sui prelievi di contanti. Ma tant’è. Il nocciolo del discorso di Bergoglio riguardava la capacità di portare frutti nella vita, e a detta sua li porta chi mantiene vivi tanti legami e non chi possiede tante ricchezze. Probabilmente dipende dalla concezione che ognuno di noi ha dei “frutti” rammentati dal Papa, difatti la sua teoria è facilmente smontabile ricordandogli quanti legami proficui crei un imprenditore con la sua azienda e quante famiglie ricavino le risorse per vivere dal suo lavoro e dal suo ingegno. Il quale, va da sé, sarà idoneo a creare ricchezza e ad accumularne nel caso in cui trovi un riscontro positivo nella realtà dei consumatori. Ah già, il consumismo, che non è mai eco friendly e rappresenta la perversione peggiore e tipica dell’homo oeconomicus occidentale alla maniera di Gordon Gekko che non carpisce l’essenza della vita derivante dalla modestia e dalla povertà. Però, chissà perché, l’elogio della povertà e la demonizzazione della ricchezza vengono da sempre presentate da chi non meno di tre volte al giorno ha la possibilità di sedersi a tavola e di non morire di stenti per un’influenza, grazie al progresso scientifico che va di pari passi con quello economico. 

Il 26 marzo 2020 si terrà una tre giorni ad Assisi per “ri-animare l’economia, correggendo i modelli di crescita incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente, l’accoglienza della vita, la cura della famiglia, l’equità sociale, la dignità dei lavoratori, i diritti delle generazioni future”. L’evento ha un titolo piuttosto eloquente: “Economy of Francesco”, tenendosi nella patria del Santo amico degli animali del creato. Il programma del meeting mondano racchiude in sé la sottocultura neomarxista che si aggrappa alla vecchia teoria del materialismo storico per cui tutto è economia e il nostro genere di organizzazione economica merita l’abbattimento per il sol fatto di risultare, seppur imperfetta, migliore di tutte le altre. Per esser chiari, il messaggio che verrà veicolato è quello per cui il terrorista islamico ci massacra non perché imbevuto di una cultura violenta ma perché il sistema occidentale lo ha in qualche modo depredato e maltrattato. È sottinteso, al contempo, che l’italiano che vive nel disagio delle periferie è tacciabile di razzismo laddove si incazzi per l’ennesimo appartamento popolare assegnato alla famiglia rom. Le questioni ideologiche, e dunque anche quelle religiose, fanno solo parte della sovrastruttura. 

Alla fine del XII secolo, le città italiane erano zeppe di poverelli, ma nessuno è divenuto noto come Francesco. Ciò che lo contraddistingueva era l’avere un padre ricco e possessore delle ricchezze oggi vilipese da Bergoglio ma che al tempo permisero al futuro santo di emergere rendendosi unico nel suo genere. È però grazie a Pietro di Bernardone, suo padre, se le città si sono sviluppate, le case riscaldate, le malattie debellate venendosi a creare una qualità della vita progressivamente migliore. E secoli dopo, fu solo grazie alla rivoluzione industriale se le navi poterono essere costruite in metallo e non tramite l’abbattimento di migliaia di alberi. Il progresso dell’uomo, con le vette raggiunge in Occidente e mai eguagliate altrove, è l’unica forma conosciuta idonea a diffondere benessere. E la demonizzazione del guadagno e della ricchezza nega tutto ciò. Ma oggi, di questo cammino, cosa può mai sapere il popolo dei gretini che si eccita per la traversata dell’Atlantico a bordo di una barca dal sangue blu? 

Il loro popolo di riferimento, e quello di Bergoglio, è quello talmente benestante da potersi permettere i sermoni contro i soldi, così centrale nelle città da volere la bicicletta per tutti, cosi arroccato a Capalbio da considerare il vù cumprà una risorsa, talmente annoiato da bramare un nuovo sessantotto, così ignorante da predicare Marx senza averlo mai letto.

E così ingrato da sputare nel piatto in cui sta mangiando.

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