Il lato oscuro di Salvador Allende. Perché il Cile con lui sarebbe diventato una nuova Cuba?

In Attualità

In una recente dichiarazione, l’attuale presidente del Brasile Jair Bolsonaro, rivolgendosi verso l’ex presidente del Cile Michelle Bachelet, attuale commissario ONU per i diritti umani, affermava: “Se non fosse stato per Augusto Pinochet, che ha sconfitto la sinistra nel 1973, incluso suo padre, oggi il Cile sarebbe come Cuba”. Nonostante un altissimo livello di scorrettezza politica, questa frase racchiude in sé una sacrosanta verità, celata agli occhi di molti (forse di troppi).

Lo scopo di questo articolo è quindi quello di dimostrare che se nel 1973, anno del colpo militare di Augusto Pinochet in Cile, Salvador Allende fosse riuscito a respingere i golpisti e a mantenere il potere, proseguendo nell’implementazione del suo modello politico-economico, il Cile oggi non sarebbe il paese più prospero dell’America Latina, bensì un paese molto più simile all’attuale Cuba o Venezuela.

L’intento ovviamente non è quello di giustificare la dittatura di Augusto Pinochet, della quale non tratteremo in questo articolo, ma di spiegare i lati oscuri del personaggio Allende e del suo governo, sul quale ancora oggi aleggia una certo alone di mitologia e disinformazione.

Chi era Salvador Allende?
Nato a Valparaíso il 26 Giugno del 1908, cresce in una famiglia benestante. Già all’università, dove si laureerà come dentista, comincia la sua militanza politica, che nel 1933 lo porterà ad essere uno dei cofondatori del partito socialista cileno, al quale resterà poi legato durante tutta la sua vita.

Nel 1952 si candida per la prima volta alla presidenza del Cile. Dovrà tuttavia aspettare ben 18 anni per riuscire nel suo intento di vincere le elezioni. Con un 36% dei voti, ed un risicatissimo margine di differenza rispetto al suo avversario politico Jorge Alessandri, nel 1970 Salvador Allende verrà nominato presidente dal parlamento Cileno, in seguito ad una lunga diatriba con l’opposizione della “Democracia Cristiana“, la quale deteneva la maggioranza nel parlamento.

Allende Presidente

Salvador Allende è una figura estremamente popolare in tutto il mondo, quasi mitizzata, e non solo a sinistra, ma da quasi tutto l’arco politico.

Egli è stato, con distacco, il personaggio sul quale la sinistra è riuscita a creare il maggior consenso. Altre personalità similari, come ad esempio Che Guevara o Fidel Castro, non sono mai riuscite a creare un tale livello di accettazione trasversale, rimanendo relegate quasi esclusivamente nella sfera socialista.

Il mito di Allende è probabilmente legato ad un’intensa attività di “PR” portata avanti dalla sinistra, che ha ben sfruttato – in senso propagandistico – la sua morte, avvenuta il 11 Settembre 1973, in seguito al golpe militare, ed è riuscita a far passare nell’immaginario collettivo l’idea che egli sia stato un martire politico.

Tuttavia, questa visione ignora il fatto che la sua fine sia in larga misura legata al pessimo disimpegno in materia economica e politica e al totale disprezzo del suo governo verso le istituzioni democratiche, il quale portò tra le altre cose, il Cile ad una catastrofe economica e praticamente sull’orlo di una guerra civile.

Ad Allende va almeno riconosciuto il “merito” storico di essere stato l’unico leader apertamente Marxista, ad aver raggiunto il potere in modo democratico e non violento (e questo dovrebbe far riflettere non poco i sostenitori di questa ideologia). Vedremo in seguito, come questa attitudine democratica non fu poi in realtà mantenuta durante la sua presidenza.


La presidenza Allende e i pilastri della sua politica economica
Come prima menzionato, Salvador Allende inizia la sua presidenza il 4 Novembre 1970. Egli non fu solamente il primo presidente comunista ad essere stato democraticamente eletto, ma anche il primo a tentare di istituire il socialismo in modo non violento, attraverso quella che chiamò “la seconda via” o “la via Cilena al socialismo”.

In fin dei conti però, il suo piano di governo non variava molto da quello di altri governi di stampo comunista in giro per il mondo. L’implementazione di un regime tipo Marxista-leninista restava l’obiettivo principale, e quindi idee come “dittatura del proletariato”, “soppressione delle classi sociali” e “l’abolizione della proprietà privata” assumevano un ruolo di estrema di centralità.

Secondo il libro “Populismo macroeconomico in Latino America” di Rudiger Dornbusch e Sebastian Edwards, le riforme di tipo strutturale adottate dal governo del Unidad Popular (UP), la coalizione di governo che portò al potere Salvador Allende, sono riassumibili nei seguenti cinque punti:

  1. Nazionalizzazione delle principali risorse economiche del paese, che consistevano principalmente in risorse minerarie, tra cui rame, salnitro, carbone, ferro e acciaio;
  2. Espansione dell’area di proprietà sociale attraverso la nazionalizzazione delle imprese di maggiori dimensioni;
  3. Intensificazione della riforma agraria;
  4. Nazionalizzazione del sistema bancario;
  5. Controllo statale delle principali imprese distributrici e grossisti.

Il disastro economico del governo della Unidad Popular
Ovviamente, come molti dei nostri lettori potranno anticipare, i risultati economici del governo del UP furono tutt’altro che soddisfacenti. Li potremmo anzi classificare come una vera e propria catastrofe macroeconomica.

Vediamo di seguito i numeri principali.

Spesa pubblica e deficit fiscale
Come immaginabile, la spesa pubblica aumentò in modo stratosferico, cosi come il deficit fiscale.
Partendo da una spesa pubblica del 26.4% del PIL nel 1970, questa passò nel 1973 ad essere il 44.9%. Ma il dato forse più incredibile è legato al deficit fiscale, passato dal 2.1% nel 1970, ad un incredibile 24.7% nel 1973. Tutto questo deficit finanziato con emissione monetaria, come vedremo in seguito, portò l’inflazione a livelli record.

Crescita economica
Per onestà, dobbiamo dire che Allende ricevette una economia stagnante, con una crescita economica praticamente nulla. Dopo alcuni successi nel primo anno di governo, di tipo totalmente artificiale e legati ad i classici effetti iniziali dell’emissione monetaria, già verso la fine del governo Allende si iniziò a notare una fortissima caduta del PIL, che nel 1973 registrò un drammatico -5.6%.

Inflazione
A riprova che i primi successi in termini di crescita economica del governo Allende furono principalmente legati ad una forte iniezione di liquidità nell’economia, possiamo analizzare l’evoluzione dell’inflazione durante i tre anni di governo.

Come possiamo vedere dal grafico di seguito, nel 1971 l’inflazione si mantenne ai livelli dell’anno precedente, intorno al 35%. Ma già dal 1972 si incominciarono a notare gli effetti della massiva emissione monetaria, con un conseguente forte aumento dell’inerzia inflazionaria, culminata nel 1973 in uno strabiliante 605.9%.

Diventa quindi evidente la correlazione inversa tra crescita economica ed inflazione. Con l’aumento di quest’ultima, la crescita economica seguì un netto percorso inverso.

Salari reali
I salari reali seguirono anche essi la stessa direzione degli altri indicatori macroeconomici. Dopo un aumento abbastanza forte dei salari nel 1972, con una crescita media intorno al 40% rispetto al 1971, nel 1973, la diminuzione fu nettissima, con una variazione del -47% rispetto all’anno precedente, e -24% rispetto alla situazione iniziale del 1971.

Anche questa diminuzione netta del salario reale, era legata all’aumento repentino della pressione inflazionaria, che finì per erodere fortemente il potere di acquisto dei Cileni.

Tra le altre cose, il ceto sociale che forse più fortemente risenti della caduta dei salari, fu proprio quello della classe operaia e dei lavoratori dipendenti, i quali Allende diceva di rappresentare.

Di seguito possiamo vedere l’evoluzione del salario minimo e medio di operai e lavoratori in Cile dal 1970 a 1973.

Come vediamo, tutte le categorie di lavoratori subirono perdite consistenti nel loro potere acquisitivo. Nei tre anni, gli operai persero circa un 20% dei salari medi e un 24% nei salari minimi, mentre che i lavoratori dipendenti videro addirittura il loro salario minimo più che dimezzato e il loro salario medio scendere del 22%.

Carenza di prodotti basici

La presidenza di Allende si caratterizzò anche per la scarsità di prodotti di prima necessità come latte, zucchero, pane, the, olio etc. Ovviamente la colpa di questa carenza generalizzata, cosi come anche in altre esperienze socialiste, fu data ai produttori e ad una fantomatica guerra economica perpetrata dagli Stati Uniti, che furono accusati di tentare di sabotare il governo Cileno.

Tuttavia, dal punto di vista economico, la causa di questo problema è semplicemente da attribuire agli serrato controllo dei prezzi, adottato dal governo del UP per combattere la crescente inflazione.

Come in ogni caso in cui un governo decide di impostare dei livelli di prezzo massimo al di sotto del prezzo di mercato, si crea allo stesso tempo un aumento della domanda, legato al fatto che i prodotti che prima erano più cari diventano improvvisamente più accessibili, e una riduzione dell’offerta, data dal fatto che per molti produttori diventa meno conveniente vendere determinati prodotti.

Tutto questo crea un gap tra offerta e domanda, che porta ai fenomeni di scarsità riscontrati in ogni esperienza storica in cui un governo abbia tentato di controllare i prezzi.

La fine del governo Allende

L’inizio della fine del governo del “Unidad Popular” avvenne il 22 Agosto 1973, quando la camera dei deputati Cilena si riunì per “analizzare la situazione politica e legale del paese“.

Da questa sessione si decretò un accordo votato da quasi i 2/3 della camera, nel quale si accusava il governo di 20 violazioni concrete alla costituzione e alle leggi del Cile. Tra le più importanti accuse mosse nei confronti del governo, troviamo:

  • La protezione di gruppi paramilitari;
  • Detenzioni illegali;
  • Attacchi alla libertà di stampa;
  • Manipolazione del sistema educativo;
  • Confisca arbitraria della proprietà privata.

Questo accordo formato da 15 articoli, costituiva un vero e proprio “accordo contro la tirannia” ed un appello disperato al presidente della repubblica e alle forze armate a mettere fine a queste gravi violazioni.

Lo stesso Allende aveva più volte attaccato nei suoi discorsi la costituzione cilena, definendola una “costituzione borghese” e proponendo un cambio costituzionale verso una “costituzione del popolo”. Possiamo immaginarci cosa esso potesse significare in termini pratici.

Anche la corte suprema Cilena, si confrontò svariate volte con Allende e integranti del suo governo, accusandoli ripetutamente di non rispettare il potere giuridico.

Con il paese ormai gettato nel caos più totale e praticamente sull’orlo di una guerra civile, la mattina del 11 Settembre 1973 vide l’intervento delle forze armate, guidate dal generale Augusto Pinochet, il quale rimosse Allende dal suo incarico.

In un interessante articolo del 13 Settembre 1973, “The Economist” analizza proprio la sua destituzione di Allende, avallando la tesi secondo la quale fu proprio il suo pessimo disimpegno politico e l’erosione del potere costituzionale, la causa della sua caduta. L’articolo apre con questa emblematica frase:

The temporary death of democracy in Chile will be regrettable, but the blame lies clearly with Dr Allende and those of his followers who persistently overrode the constitution.

The Economist, “The End of Allende”, 13 Settembre 1973

I paralleli con Cuba e Venezuela

Possiamo quindi asserire che senza un intervento delle forze armate, il Cile avrebbe seguito le orme di Cuba o del Venezuela?

Secondo la nostra opinione, molto probabilmente si.

Ci sono vari elementi che ci fanno pensare che se ci fosse stata una continuità del modello proposto da Allende, il Cile avrebbe preso una deriva molto simile a quella Cubana/Venezuelana, sia in termini economici, che dal punto di vista autocratico.

Come abbiamo precedentemente visto, nonostante una superficiale maggior attitudine democratica da parte del governo di Allende, nel fondo la sua agenda politica non variava quasi di una virgola rispetto a quella di altri governi di stampo Marxismo-Leninista visti in altri paesi in giro per il mondo.

Per fare un paragone, il programma del Venezuela di Chavez o quello della Cuba di Castro, erano praticamente identici a quello del Cile di Allende.

Anche essi includevano la nazionalizzazione di gran parte delle principali risorse economiche del paese, tra cui ad esempio, nel caso del Venezuela, dell’industria petrolifera, con un parallelo molto simile con l’industria del rame Cilena.

Inoltre includevano anche una riforma agraria e la nazionalizzazione del settore bancario. Possiamo quindi asserire, date le similitudini dei programmi, che anche i risultati economici del Cile sarebbero stati piuttosto simili a quelli di Cuba e del Venezuela.

Tra l’altro, molte delle conseguenze delle misure economiche adottate in Cile durante l’epoca di Allende, come l’inflazione galoppante, la scomparsa di prodotti essenziali di ogni genere, la forte caduta dei salari reali etc.. sono tutte cose che hanno caratterizzato anche l’esperienza Cubana e Venezuelana.

In fine, ci spingiamo anche a concludere che la deriva del governo di Allende sarebbe stata molto probabilmente autocratica. E questo è legato alla stessa natura del modello comunista, il quale, in ogni esperienza storica, ha sempre necessitato di tutta una serie di violazioni dell’ordine democratico per poter essere applicato con successo.

Lo stesso Castro era perfettamente cosciente della cosa. Non è un caso che egli stesso abbia mostrato più volte scetticismo verso la fattibilità della seconda via e di una rivoluzione non violenta. Pare anche che Fidel abbia avvisato Allende del fatto che “senza tenere sotto controllo l’opposizione, la rivoluzione non avrebbe avuto successo”.

Oltre a tutto ciò, come abbiamo potuto vedere in precedenza, lo stesso governo Allende si è comunque contraddistinto fin dall’inizio per una serie di gravi violazioni alla costituzione e al potere giuridico, che molto probabilmente, con l’intensificarsi della crisi economica e sociale, non avrebbero fatto altro che peggiorare nel tempo.

L’unico dubbio su una possibile deriva autocratica, nasce dalla figura di Salvador Allende stesso, il quale viene spesso descritto come un uomo mite, e probabilmente privo dell’attitudine da dittatore sanguinario e senza scrupoli, che ha invece contraddistinto tutti i suoi omologhi Marxisti. In fin dei conti, potrebbe essere stata proprio questa “carenza”, la causa principale della sua capitolazione nel settembre del ’73.

Fonti:

https://www.bcn.cl/historiapolitica/resenas_parlamentarias/wiki/Salvador_Allende_Gossens

https://www.economist.com/news/2008/07/03/the-end-of-allende

http://www.memoriachilena.gob.cl/602/w3-article-31433.html

http://www.libertyk.com/blog-articulos/2016/4/16/la-poltica-econmica-de-salvador-allende-y-la-unidad-popular

https://www.libremercado.com/2016-06-22/asi-hundio-la-economia-chilena-salvador-allende-el-marxista-leninista-que-admira-iglesias-1276576804/

https://www.elcato.org/como-allende-destruyo-la-democracia-en-chile

https://es.panampost.com/nelson-albino/2016/09/19/chile-bajo-salvador-allende/

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