Privilegi della casta: problema morale o problema economico?

In Attualità, Politica

I “privilegi della casta” non piacciono a nessuno: pochi sostengono vitalizi eterni, pensioni d’oro, stipendi elevatissimi, oscuri rimborsi ai partiti o concessioni enormi.

Ma non sarà, come sostiene qualcuno, tagliando su questi privilegi che si può avere una politica economica sana. Si tratta di una pura e semplice questione morale.

I numeri dei “privilegi della casta” sono ridicoli in un bilancio dello Stato. Ritenete scandaloso che un Presidente emerito della Repubblica prenda 15’000€ al mese di pensione? Benissimo, anche a me sembrano troppi. Ma non ha alcun senso paragonare il tutto alla riforma Fornero dicendo “danno 15’000€ al mese a Napolitano mentre noi dobbiamo andare in pensione a 65 anni” perché con la pensione del presidente emerito potremmo pagare più o meno 20 pensioni minime equivalenti.

Più che altro dovremmo chiederci: i nostri politici hanno fatto abbastanza da meritarsi questi privilegi? Beh, no.

Dovremmo preoccuparci di più di come spendono i nostri soldi, e la risposta è male.

Ed è qui che vediamo le vere minacce al bilancio. Ma non sono solo nei palazzi del potere. In Italia il bilancio dello Stato spende per circa 800 miliardi l’anno. Si tratta di poco meno della metà del PIL.

Passate mai davanti a una scuola pubblica? Ecco, sappiate che ogni alunno dentro ci costa circa 8000€ l’anno. Come mai in una privata bastano (e solitamente avanzano!) 5000€? Se fate dei semplici conti statistici viene fuori che in Italia, con un sistema a voucher, risparmieremmo potenzialmente 23 miliardi di Euro.

Sono tantissimi soldi, eppure costituirebbero poco meno del 3% del bilancio. Pensate a quanto poco sarebbe, in termini numerici, quel risparmio di 500 o 600 milioni di Euro ottenibile col taglio dei privilegi.

Ma, ovviamente, a livello umano e sociale c’è una differenza: chi fa costare la scuola pubblica 23 miliardi in più dell’equivalente privato potrebbe essere il nostro vicino. Può essere un docente assunto in qualche concorsone fatto solo per scopi elettorali (in Italia, ricordiamoci, diedero alla riforma della Buona scuola del “neoliberismo” per aver assunto meno decine di migliaia di docenti rispetto a quelli voluti dal sindacato) o qualche bidello che ha più numeri di leggi che gli impediscono di fare qualcosa di quanti numeri estragga il lotto.

I politici sono pochi, di solito sono lontani dal popolo, stanno nelle loro stanze del potere e stanno tra di loro. Quante probabilità avete di incontrare un politico mentre dite che i politici sono tutti porci? Pochissime.

Proponendo al bar una riforma della scuola, invece, con quanta probabilità potrebbe arrivarvi una geremiade di chi nella scuola ci lavora? Beh, in Italia, tra maestri, professori e personale ATA ce ne sono quasi 1 milione.

Sicuramente è più accettabile, a livello sociale, pensare che i propri problemi derivino da chi è così lontano, piuttosto che pensare che il proprio vicino possa essere un peso per le finanze pubbliche.

Chiaramente, qualcuno ha aumentato la spesa pubblica facendo queste assunzioni clientelari: questo qualcuno sono i politici. Che, dunque, vanno criticati soprattutto per queste misure, per aver tolto braccia e menti al sistema produttivo in cambio di voti e per aver reso dipendenti milioni di persone dallo Stato quando l’alternativa privata funzionerebbe meglio.

Ma quanti di quelli che ora vivono di Stato e si lamentano dei privilegi dei politici sarebbero pronti a schierarsi per una riforma in materia? Perché il vero spreco dello Stato non è la pensione di qualche politico, quella è una questione morale, ma sono miliardi a fondo perduto in pensioni, milioni di stipendi pagati inutilmente, l’ingerenza dello Stato in settori dove non dovrebbe mettere becco, che rallentano la nostra economia.

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