Perché avrei preferito una “Fondazione Segre”

In Attualità, Politica, Società

L’odio è una brutta cosa. Ma, di sicuro, non sarà la commissione Segre a risolvere il problema. Chiaramente la Senatrice a Vita, non avvezza alla vita politica, pensa che possa aiutare, ma così non è.

Conoscendo la politica italiana, alla fine sarà un siparietto per far credere agli elettori che la politica sta lavorando per il bene dei cittadini, si finirà per proporre una qualche carta dei valori campata sul nulla e ciao.

In tutto ciò, penso si siano persi due punti:

Il primo è che già oggi la legge in Italia offre strumenti contro l’odio, quando questo lede un bene giuridicamente rilevante, sia in sede civile che penale.

Il secondo è che, quando non si lede un bene, non è affare di Stato. “Ama il prossimo tuo” è un principio biblico, non legale, fa notare la Cassazione.

Naturalmente è giusto così! Perché tutti noi, anche inconsciamente, odiamo. Ci sono centinaia di migliaia di sensibilità che possono essere offese, alcune sono inimmaginabili. Infatti, andando a ritroso si sono trovati post di odio anche nei profili di chi sostiene importanti campagne anti-odio. Odiare è un sentimento, e i sentimenti non si vietano se non fanno del male a nessuno.

Ad esempio, mi è capitato di discutere con uno che voleva vietare per legge l’uso del termine “frocio”, incluse “varianti dialettali”. Piccolo problema, l’Unione europea considera la glottofobia – così si chiama l’avversione ad un qualche idioma – una forma di razzismo, quindi chiamando le lingue regionali italiane – questo il termine legalmente corretto – “dialetti”, termine che ha un’accezione volutamente riduttiva, ha implicitamente compiuto un delitto d’odio, secondo la sua logica.

Immagino che la stragrande maggioranza di voi non abbia mai sentito tale termine né immaginasse che il Parlamento europeo avesse trattato un tema simile, ma tranquilli, nessuno verrà ad arrestarvi per la vostra perfetta imitazione del contadino veneto in quanto razzista e glottofoba, semplicemente perché non danneggiate alcun bene.

Lo stesso vale se augurate a qualcuno di finire sotto un tram, mica aumentate le probabilità che ciò accada, a maggior ragione se l’odio è generale e non specifico.

Tuttavia, umanamente, i comportamenti che ho descritto fanno schifo. Ma la risposta deve arrivare dalla società civile, non dalla legge.

Per questo, a mio parere, la Senatrice avrebbe dovuto usare la propria autorità morale per creare una Fondazione. Avrebbe avuto sicuramente più fondi a disposizione visto che molte persone avrebbero ben volentieri aderito, avrebbe avuto più libertà d’azione per andare dov’è necessario, ossia in mezzo ai cittadini.

Perché se l’odio è un sentimento diffuso la soluzione può essere solo andare dov’è diffuso, smontarne le basi, dare informazioni corrette e offrire supporto alle vittime, sia giuridico che, se necessario, psicologico.

Credere che il Parlamento sia in grado di combattere l’odio è quantomeno ingenuo. Ma, in fin dei conti, abbiamo avuto chi era convinto di aver abolito la povertà.

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