Fermare la macchina comunista

In Attualità

«il comunismo è un pericolo per l’Italia.» Questa frase vi dovrebbe ricordare gli anni cinquanta e novanta.

Nonostante oggi non si utilizzi più questo slogan, e l’URSS sia caduta al termine del ventesimo secolo, la frase è ancora attuale.

Etichettare il pericolo chiamandolo “comunismo” è stato un errore, il comunismo è statalismo, il pericolo è la fine della democrazia e l’inizio della dittatura.

Come disse Ludwig von Mises «la gente utilizza molti nomi per indicare una stessa cosa. Uno dei sinonimi usati per indicare socialismo e comunismo è “pianificazione”.» [1].
Fascismo, peronismo, nazismo, socialismo e comunismo non sono altro che forme burocratiche che portano allo stesso fine, il pieno controllo degli individui.

La pianificazione dell’economia da parte dello Stato è la condanna a morte della libertà in nome della sicurezza.

La sicurezza per chi? Per lo Stato, il proletariato, la razza, questi sono i termini che usano i socialisti. Strumentalizzano il termine libertà e il risultato del significato del termine si trasforma, diventa la libertà non come indipendenza di qualche oppressore, la libertà per i socialisti è eliminare chi viene indicato come il problema principale della società. Creare odio come lo ha creato Hitler con l’antisemitismo e Lenin con la propaganda comunista hanno portato solo guerre. Questa non è libertà.

Per libertà s’intende l’indipendenza dell’individuo.

Quando Mussolini parlò di liberare le terre irridente d’Italia si riferiva all’idea di libertà secondo i nazionalisti.

Quando armi la nazione il popolo non fu libero ma vincolato a seguire gli ordini dello Stato totalitarista.

L’ideologia fascista che creò uno Stato totalitario ha pian piano eliminato le libertà individuali. Il fascismo in realtà non ha liberato nessuno, il fascismo ha solo aumentato il potere dello Stato, ha creato un altro oppressore.

Quando i liberali classici utilizzano il termine “libertà” non si riferiscono alle libertà di una etnia o di una classe. Terminologie come “libertà del proletariato” oppure “difesa della razza” non hanno alcun significato. Noi non sappiamo se il nostro DNA sia “puro” e se uno dei nostri avi sia di qualche altra etnia.

Lo stesso vale per l’ottica di classe marxista, dove la società si divide in due enormi classi: il proletariato è l’operaio che lavora in fabbrica, e la borghesia il proprietario dei mezzi di produzione.

Secondo Marx, la classe proletaria non può essere né diventare propietaria dei messi di produzione. Dunque, il proletariato non può diventare borghese; infine, Marx paragona la produzione del capitalismo moderno con la schiavitù[2],
Marx plasma la realtà, definendo coloro che possiedono i mezzi di produzione come i nuovi aristocratici dell’epoca moderna, la sua ideologia nutre gli uomini di odio verso la cosiddetta classe borghese.

Personalmente, dubito delle parole dette da Marx.

Come può un uomo che possiede i mezzi di produzione, in un sistema dove altri individui hanno altri mezzi di produzione, renderci schiavi? In un sistema competitivo detenere questo potere è impossibile, se un ipotetico imprenditore fosse talmente egoista di aumentare i prezzi dei beni di consumo messi sul mercato abbassandone addirittura la qualità chi impedirà al consumatore di acquistare dalla concorrenza?

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