Liberalismo è essere contro il sistema!

In Attualità
Un anonimo centro abitato nel Far West dove l’uomo costruiva il “nuovo mondo”

Qualche anno fa nel corso di un itinerario in Madagascar, incontrai una coppia con il loro nipote, mio coetaneo. Inizialmente non feci particolare attenzione a loro. Eravamo giunti in questa isoletta idilliaca che confermava gli stereotipi e le aspettative. Attendevamo che ci servissero il pranzo e, come accade molte volte nei viaggi, incalzammo facilmente una conversazione.

Mi raccontarono la loro scelta radicale di abbandonare il Bel Paese dove avevano una fiorente e nota attività per il Madagascar che sembrava offrire un sistema ed una società vergine dal consumismo, capitalismo e il materialismo occidentale.

Ascoltai il loro discorso con deferenza. La cosa che mi incuriosì di più, fu l’elogio all’economia del posto per le grandi opportunità che offre a chiunque voglia costruirsi una piccola attività e cambiare vita.

Al rientro a casa, mentre riordinavo nella mia mente le esperienze vissute, misi in un cassetto quell’incontro con la promessa che l’avrei riaperto in futuro.

È interessante, infatti, osservare come molti atti antisistema siano un’ode al liberalismo e all’individualismo. In molti casi, il recupero di ideologie sinistreggianti, solo per il sapore rivoluzionario sembra la soluzione di tutti mali, quando in realtà di sinistra si conosce ben poco. Si vive nella beata ignoranza sia storica che intellettuale; a partire della mancata consultazione e conoscenza dei pensieri dei filosofi e politici a cui si fa riferimento!

Indossare qualche magliettina con qualche rivoluzionario, fare gesti richiamanti a ideologie esotiche dal presente o pubblicare qualche pensiero dalla stessa originalità di un panino di McDonald’s, fa emergere la presunzione di essere rivoluzionari quando in realtà si sta facendo il più grande dono all’omologazione e allo status quo.

Nei giorni odierni, mai come prima, c’è un desiderio di individualismo che nel nostro sistema socioeconomico rischia di divenire frustrazione. In barba a qualunque teoria contrattualista che si fonda su un ipotetico accordo tra singolo e la collettività, di contrattuale c’è molto poco. Più che un contratto appare un atto unilaterale, in cui già alla nascita ci si ritrova in una realtà ben lontana da un razionale e logico funzionamento, ma che ha la pretesa panglossista di definirsi il migliore dei mondi possibili!

Per qualche strana ragione, in una società in cui buona parte degli individui non riescono a realizzarsi per via di uno Stato invadente e orwelliano, si cerca la soluzione nel proprio carnefice.

Ci sono temi che sembrano tabù solo citarli. Basti pensare il sistema pensionistico, il servizio sanitario nazionale e tutti i servizi pubblici.

Sono stati pubblicati poche ore fa i dati EUROSTAT in cui si rivela che la Francia è uno dei paesi con la più alta pressione fiscale e l’Italia, come ormai in quasi tutte le classifiche che si rispettino, è anch’essa molto vicina al dato negativo, senza neppure la magra consolazione di un sistema efficiente!

Il vero paradosso si presenta nella presunzione che queste politiche possano beneficiare qualcuno se non il voto facile e lo spreco di soldi dei contribuenti.

In una società come quella europea, con un grave sbilanciamento tra nascite ed anziani, viene stilato ogni volta un lungo elenco di attributi con cui descrivere le riforme del sistema pensionistico pubblico, quando l’unica definizione accettabile sarebbe “insostenibile“.

È infatti presuntuoso e forviante pensare che un sistema con un importante gap tra anziani e forze lavoro, possa continuare a sorreggersi se non attraverso ogni forma di magheggio per tirare fuori soldi dalle tasche dei contribuenti da far invidia a mago Merlino! La cosa che fa sorridere maggiormente è come ciò porti ad un evidente depauperamento dei cittadini a cui si vanno dare assegni o bonus da fame, provenienti dalle ruberie pubbliche.

Non si capisce fino quando i cittadini potranno essere affetti da questa sindrome di Stoccolma verso lo Stato e forme di assistenzialismo per riprendersi la propria libertà.

Solo con individui responsabili è immaginabile riprendere le redini del benessere dei cittadini, costruito con le proprie mani, e certamente non con lo Stato che come ben diceva quella buon’anima di Reagan si può chiamare problema!

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Comments
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    Chiara
    Rispondi

    Parlerai del sistema pensionistico pubblico?

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