I limiti rispetto alle nostre idee

In Attualità

Noi liberali tendiamo ad essere etichettati come anti-solidali, come irrispettosi del prossimo, come personaggi contrari al bene comune. Alcuni sostengono addirittura che siamo fieri che esistano persone povere.

Occorre fare seriamente ordine tra le opinioni dei socialisti rispetto alle nostre idee. Come premessa ci tengo ad evidenziare un serio problema per i socialisti: effettivamente non ci sono Paesi esattamente liberali e liberisti in Europa. Ma vi sono delle culture, specie quella anglosassone, tendenti all’economia di mercato ed alla responsabilità individuale. Questa grave assenza di forze liberali in Europa, o nel resto del mondo, tende a far considerare le misure non esattamente socialiste come misure liberali.

Ma in realtà i socialisti non sono così ingenui e banali. Loro sanno che quello che succede in Italia, negli USA o in Europa, non è esattamente qualcosa di liberale. Ed ecco che si sono inventati la categoria “neo-liberismo“. Spiacevole che questa categoria sia frutto di un’idea partita da contesti culturali non esattamente appartenenti al liberalismo. Rassicuratevi, cari socialisti, che se i liberali godevano di una forza politica credibile, difficilmente avreste avuto la possibilità di attribuire una categoria culturale da associare a noi.

Per i socialisti, quindi, diventa neoliberismo tutto ciò che non appartiene né al socialismo, né al fascismo e né tanto meno al liberalismo. C’è neoliberismo se una multinazionale gode di potere, se i contratti di lavoro diventano flessibili ma anche se vengono aperte scuole private. Diventa neoliberismo anche scegliere la Bocconi.

Pertanto, i liberali sono dei veri e propri “pericoli pubblici”. Noi ci stupiamo della Commissione Segre. Ci sarà da divertirsi quando noi liberali, finalmente, diventeremo una forza politica seriamente competitiva.

Partiamo da un presupposto: nel nostro Istituto Liberale ci sono persone di diversa estrazione. Abbiamo studiosi di economia, studiosi di filosofia, studiosi di scienze politiche, abbiamo lavoratori ed imprenditori. Il sottoscritto non è un figlio di papà (attacco prevedibile dei socialisti), ma direi più un lavoratore con un reddito indipendente, senza onori e oneri. Il nostro lavoro è meramente culturale e politico. E quando dico politico intendo dire che nei nostri articoli non esistono presupposti di “sfottere il povero o chi possiede il reddito di cittadinanza”. Da parte nostra è diffusa l’intenzione di creare soluzioni, di proporre soluzioni, di proporre diverse chiavi di lettura.

Se per un socialista l’alternativa all’attuale sanità pubblica italiana è quella americana, è un suo limite, non di certo nostro. Sicuramente è anche colpa nostra se nel 2019 ci siamo ritrovati in questa situazione disastrosa, ma stiamo lavorando seriamente per rialzarci. Il motore delle idee liberali non ha nemmeno iniziato a girare a pieni giri. Arriveremo anche a quello.

Inizieremo a far capire che il progresso sociale non dipende dal bene comune. Come può esserci progresso attraverso la limitazione di un individuo? Si arriverà a capire che il progresso sociale dipende dalle persone, dal successo e dall’insuccesso dei singoli e che la povertà non si combatte limitando i profitti di qualcuno e la ricchezza non si crea con i sussidi.

Ci stiamo lavorando. Arriveranno anche i nostri successi. Tempo al tempo.

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