Hong Kong: negazionisti dell’altrui libertà con la propria

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Le proteste di Hong Kong saranno sicuramente considerate in futuro come uno degli eventi più importanti del 2019, un tema sul quale noi di Istituto Liberale poniamo grande attenzione non solo attraverso i social (con i nostri articoli e post), ma anche attraverso manifestazioni e atti di sensibilizzazione, tant’è che questo venerdì – nel post conferenza “La libertà è la mia patria – da piazza Tienanmen a Hong Kong” – stiamo cercando di organizzare un’intervista con Lee Cheuk-yan, segretario generale dell’Alleanza democratica, parlamentare per 20 anni e testimone oculare del massacro di piazza Tienanmen.

Ora, il 19 novembre scorso abbiamo pubblicato in pagina un nuovo post sul tema, per mostrare ancora una volta le immagini della violenza e della repressione esercitata contro i manifestanti, che però – come si potrà ben notare se leggerete i commenti – non ha suscitato un’univoca reazione di condanna e disapprovazione.

Infatti, i nostri cari compagni sono accorsi a commentare con grande civiltà e sostanzialità, passando dall’accusarci di disinformazione e di ignoranza, all’essere imprecisi e pretestuosi, fino al qualificarci come fascisti, demagogici ecc, il tutto sormontato dalla più celebre delle loro affermazioni: il vero comunismo non è mai stato applicato !1!!!1

Cosa c’è di strano in tutto questo? Di per sé nulla: è la solita caciara collettivista, ordinaria amministrazione se vogliamo così dire; tuttavia, se caliamo ciò nella contingenza in esame, allora ritengo che si giunga in realtà a tutt’altra conclusione così formulabile: cari compagni, voi negate la verità dei fatti, usando quella stessa libertà che de facto state negando – per ignoranza, ovvero allineamento ideologico – a chi oggi protesta ad Hong Kong, dimostrando a pieno quella cecità, pressapochismo e mancanza di lungimiranza tipicamente all’italiana.

Infatti, sulla base di quanto ho letto mi sorge spontaneo chiedermi se tali individui sappiano almeno di che cosa si stia parlando, se essi siano (o meno) consapevoli di che cosa ci sia in gioco ad Hong Kong, poiché qui non si tratta soltanto della famosa proposta di legge sull’estradizione, ma bensì di un quadro di gran lunga più complesso la cui comprensione, passa però per la conoscenza di una cosa sulla quale voi siete sempre stati carenti e/o superficiali: la storia.

Cari compagni, la conoscete la storia di Hong Kong?

Quest’area della Cina è stata sotto il dominio inglese dal 1843 (anno successivo alla stipulazione del trattato di Nanchino, nel più generale contesto degli eventi successivi alla Prima Guerra dell’Oppio) al 1997, anno in cui è tornata sotto l’egida di Pechino, divenendo la prima regione amministrativa speciale del Paese.

Perché tale disparità di trattamento? Perché sotto il mandato britannico è stato sviluppato un sistema economico, amministrativo e giudiziario su falsariga del modello occidentale, ergo siamo in un contesto che è ad anni luce da quello della Cina continentale ove ogni cosa – ivi inclusa la giustizia – è sotto il controllo dell’unico partito qual è quello comunista cinese (viva il pluralismo e l’indipendenza eh?).

Attenzione però, tale “qualifica” ha due caratteristiche molto importanti: la proposta fu fatta dagli stessi cinesi e non è eterna.

Infatti, la disparità tra Hong Kong e la Cina continentale è la c.d. Yīguóliǎngzhì,cioè la politica di “Un paese due sistemi proposta nel ’79 da Deng Xiaoping (autore anche del c.d. “socialismo con caratteristiche cinesi”) in risposta alle preoccupazioni che gli inglesi – ma guarda un po’ – manifestavano già allora sull’impatto che il sistema politico-statale cinese avrebbe potuto avere sulla città, riuscendo de facto a stipulare un accordo (1984), ove è però previsto che ciò valga solo fino al 2047.

Ma allora qual è il problema? Perché questa ondata di proteste? Perché una tale repressione?

Perché la verità dei fatti è che Pechino sta in realtà cercando da anni di infiltrarsi nel sistema amministrativo e giudiziario di Hong Kong, tant’è che le proteste di quest’anno non sono un evento isolato, ma semmai il nuovo atto di un movimento che punta a tutelarsi contro l’assolutismo cinese, tant’è che il movimento degli ombrelli non è mica una novità di quest’anno, ma semmai è stato fondato nel 2014, altro anno noto per le proteste e le rivendicazioni mosse proprio sul tema della tutela della libertà.

E attenzione: la legge sull’estradizione è l’ennesima prova di ciò.

Infatti, per quale ragione includere la Cina continentale nei paesi coinvolti dalla legge sull’estradizione, se l’evento scatenante è un omicidio che è stato commesso a Taiwan e i soggetti coinvolti erano due cittadini di Hong Kong?

La verità a dir poco palese, è che qui si è voluto sfruttare il caso per minare le libertà dei cittadini di Hong Kong direttamente alle loro fondamenta, visto altresì che la Cina continentale commette arresti illegali nell’area (e questi sono fatti noti, non illazioni complottistiche).

Pertanto, quello che dobbiamo qui concludere è che non si tratta di una mera questione legata ad una legge, ma bensì dell’esercizio della volontà di proteggere la propria libertà e il proprio sistema da quella che è la minaccia rappresentata del partito comunista cinese, tema che forse noi diamo fin troppo per scontato.

Infatti, è mia opinione che la libertà – qui in Italia – sia data così per scontata da alcuni di noi (per non parlare poi dell’invidia sociale coniugata con la volontà del disimpegno) che quest’ultimi finiscono proprio col rifiutarsi di vedere la verità sostanziale dei fatti, negando le palesi prove che sono sotto gli occhi di tutti.

In forza di ciò, non posso che fare un ennesimo appello a queste persone: cari compagni, non è mai troppo tardi per riprendere il contatto con la realtà; de facto, non è che se mancano i carri armati – come a Budapest, Praga o piazza Tienanmen – o non vi sono muri fisici (leggasi Berlino) potete sostenere che non vi sia alcuna repressione.

Quella in corso è una repressione a tutti gli effetti e voi lo sapete, altrimenti perché i partecipanti alla nostra manifestazione di Milano a favore della libertà di Hong Kong sono stati bersaglio di insulti da parte dei social cinesi ove venivano invocati interventi in stile Gestapo?

Sarei proprio curioso di saperlo, anche se temo che il risultato finale sarebbe sempre il solito: voi la libertà la odiate perché odiate la possibilità che qualcuno eccella e sia migliore di altri. In altre parole, come disse una volta un politico indubbiamente simpatico (ma che non supportiamo): non avete dignità, non sapete cos’è la nobiltà d’animo, non sapete cos’è la Democrazia, non sapete cos’è la Libertà, siete ancora, ed oggi, come sempre, dei poveri Comunisti!

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