I fallimenti dello Stato Sociale – LA MORTE DELLA MERITOCRAZIA (2/3)

In Attualità, Storia

Ormai vediamo il nostro paese crollare. Molti richiedono l’intervento dello Stato, come se fosse il genio della lampada che, a differenza di quello originale, crede di poter conoscere i nostri desideri senza la necessità di doverci consultare al riguardo: continua redistribuzione della ricchezza, decreti che rafforzino la centralizzazione, sempre più stato.

Ai tempi del New Deal negli Stati Uniti, un uomo arrivò così tante volte in ritardo che i dirigenti, preoccupati, decisero di indagare sul motivo per il quale non riuscisse mai ad arrivare in orario.

Passarono ben diciannovesimo mesi, durante i quali, nonostante i provvedimenti, l’impiegato continuò a fregarsene dei richiami degli alti funzionari.

Diciannove mesi per licenziare un impiegato pubblico.

Molti direbbero che alla fine non ci costa nulla mantenere un impiegato in più. Questo sarebbe vero, se si trattasse solo di un solo impiegato.

Oggi in politica abbiamo uomini che affermano di aver abolito la povertà – dovuta dalla mancanza di un mercato libero e competitivo – con un reddito per i disoccupati.

Questi politici dissero che avrebbero modificato completamente i centri per l’impiego per far trovare lavoro a queste persone, concedendogli, nel frattempo, un sussidio. Inoltre promisero che con la pensione a 61 anni ci sarebbe stata una domanda di lavoro più alta, dando opportunità ai giovani di lavorare.

Dopo due anni la disoccupazione si aggira ancora al dieci percento, diminuendo solo dell’uno percento e la disoccupazione giovanile è rimasta invariata.

Queste politiche non hanno diminuito la disoccupazione, ma hanno aumentato l’assistenzialismo che ha portato all’aumento del debito pubblico. Se un giovane troverà lavoro dovrà versare una buona parte del suo sudato stipendio in contributi per lo stato.

Gli stessi politici che ha ipotizzarono l’abolizione della povertà tramite il sussidio, dopo alcuni mesi scrisse pensarono che secondo fosse ingiusto per una giovane ragazzo lavorare guadagnando tre euro l’ora; si doveva arginare questo problema con un salario minimo di otto euro lordi l’ora.

Io non sono un veggente, ma da quel che so posso dire che se tale decreto venisse attuato le imprese che non riuscirebbero a ricavare abbastanza capitali per pagare i dipendenti, saranno costrette a licenziare una parte dei lavoratori o addirittura chiudere l’attività.

Possiamo confermare che stiamo parlando purtroppo di menti poco ferrate sull’economia, le quali certamente non hanno abolito la povertà.

Milton Friedman disse la seguente frase sull’argomento

Esiste una quantità enorme di povertà in ogni parte del mondo. Non esiste un sistema perfetto. Non esiste un sistema che eliminerà completamente la povertà in tutti i suoi aspetti.

La domanda è: quale sistema offre maggiori possibilità? Qual è la soluzione migliore per consentire ai poveri di migliorare la loro vita? Su questo, la prova della storia parla con una sola voce. Non conosco nessuna eccezione all’affermazione che, fatti i dovuti confronti, più libero è stato il sistema meglio è stata la povera gente comune.

https://youtu.be/8Lj94fpfvrQ min. 21:43

Milton Friedman non si sbagliava: consideriamo la condizione economica dei cittadini di Hong Kong: nonostante l’enorme divario tra i ricchi e poveri, entrambi hanno la possibilità di cambiare in meglio la propria posizione sociale. Ogni persona che è scappata dalla Cina comunista o dal Vietnam per raggiungere Hong Kong ha la possibilità di abbandonare le condizioni di povertà. Tutt’oggi questo fenomeno avviene, arrivano ogni anno nuovi poveri immigrati per lavorare, sperando di abbandonare le precarie condizioni di vita alle quali erano sottoposti – senza altra possibilità – nei paesi di provenienza.

Libertà economica

Hong Kong è la prima in classifica per la libertà commerciale, sul sito heritage vanta di una quota di 90 punti. Il sito valuta la libertà economica secondo l’efficienza dello Stato di diritto di una nazione: diritti di proprietà, integrazione del governo, efficacia giudiziaria.

Le caratteristiche del governo: spesa pubblica, oneri fiscali, salute fiscale. L’efficienza normativa dello Stato secondo i decreti se questi permettono la libertà di impresa, un mercato del lavoro flessibile o rigido e una libertà monetaria. Infine, l’apertura dei mercati da parte della nazione coi trattati commerciali e dazi. L’Italia ha una quota di 62.2 punti che la posiziona all’ottantesimo posto in classifica su centottanta posti, in ultima posizione si trova la Corea del Nord.

Queste caratteristiche non sono da sottovalutare, senza libero mercato non c’è progresso, non c’è prosperità, di conseguenza non c’è lavoro. Cosa ne sarà di noi quando chiederemo al governo ancora più Stato fino a far collassare l’intera produttività nazionale?

Di quale intervento dello Stato sto parlando? Ad esempio di quello applicato all’attività degli autisti Uber, i quali hanno subito i vincoli dei decreti emanati per regolare il loro lavoro. Molte persone nelle zone di Milano usufruivano di questo servizio, bastava contattare un autista tramite l’app e dopo un breve tempo sarebbe arrivato. Ciò non piacque ai tassisti, non piaceva che la concorrenza si prendesse una fetta di clienti. Uber offriva un buon servizio a buon prezzo, ma i tassisti protestarono così il governo decise di vincolare gli autisti Uber, molti di questi autisti lasciarono perdere, e non acquistarono nemmeno un taxi per continuare a lavorare come autista, per la licenza e le tasse non ne valeva la pena o non c’erano le possibilità.

Oggi i cittadini di Milano si trovano in grosse difficoltà a trovare un taxi e mancano gli autisti Uber.

Ciò che ha fatto il governo non ha migliorato né le condizioni dei tassisti e né dei passeggeri. Ha fatto perdere il lavoro a chi si improvvisa come autista. Quello che doveva fare il governo era quello di eliminare il monopolio. Ma non lo fece, ha preferito percorrere la via sociale. Inoltre, prima i passeggeri potevano risparmiare e usufruire di un buon servizio, permettendo a loro di risparmiare e di acquistare un libro, una bicicletta o qualsiasi altra cosa volessero loro coi soldi risparmiati. Ho solo riportato un esempio, se ne potrebbero fare molti altri, ma hanno tutti lo stesso principio: quello di proteggere il produttore a sfavore del consumatore.

Quando si parla dei diritti dei consumatori s’intende il diritto di risparmiare ciò che si è potuto non spendere, di potere quindi utilizzare una parte di quel risparmio per ciò che si vuole senza che lo Stato imponga assurdi divieti.

La base di un’economia forte non è il consumismo o l’inflazione dei prezzi, ma il risparmio e la produttività.

Interventi e controllo

Oggi molti partiti vogliono nazionalizzare le banche, espropriare gli immobili sfitti, nazionalizzare le grandi imprese italiane e aumentare le tasse agli imprenditori. Inoltre promettono di abbassare le tasse sul reddito e di introdurre un salario minimo. Sembrano buone intenzioni: socializzare le imprese per investire i capitali in servizi pubblici. Nazionalizzare le imprese italiane per dare posti di lavoro. Si vuole cercare anche di migliorare il tenore di vita dei dipendenti diminuendo le tasse sul reddito e introducendo il salario minimo.

Ma andrà tutto come previsto?

Il governo ha un pessimo curriculum quando si tratta di identificare quali sono le esigenze della popolazione, infatti per produrre e creare posti di lavoro deve trasformare i grandi imprenditori in alti funzionari pubblici. Questo cambierà completamente il sistema, gli alti funzionari delle imprese pubbliche non hanno maggiori guadagni se le loro strategie di mercato operano in beneficio per la società. Questi funzionari che non sono altro che dei burocrati stipendiati dai contribuenti, non operano seguendo le esigenze dei propri clienti, essi seguono delle coordinate mandate dal comitato centrale, anche i membri del comitato centrale non sono remunerati dai consumatori poiché anch’essi sono solo degli statisti pagati dai contribuenti.

Inizialmente potrebbero verificarsi delle maggiori entrate per via della spinta iniziale dell’investimento pubblico, queste entrate saranno investite per i progetti del demanio pubblico. Ma cosa accadrà quando il mercato deciderà di acquistare dalla concorrenza anziché dalle imprese di Stato, perché il prodotto della concorrenza è più economico oppure è di qualità maggiore?

Nei peggiori dei casi l’impresa pubblica andrà in perdita, lo Stato dovrà incrementare le tasse, il debito pubblico o dovrà emettere moneta. Nell’ultimo caso, il più scelto nella storia, porterà all’inflazione dei prezzi, per diminuire l’inflazione i governi tasseranno i redditi. Questo non solo romperà una promessa mantenuta dal governo, quella di diminuire le tasse sui redditi, ma diminuirà il risparmio delle famiglie. In tutti e tre i casi cresce il debito pubblico.

Sulla questione di una impresa pubblica in perdita c’è poco da fare, purtroppo si ha la convinzione che lo Stato possa, insieme ai più grandi statisti, rendere una impresa infallibile. Quando in realtà il mercato è competitivo, chiunque siano i dirigenti essi avranno sempre difficoltà con la concorrenza e dovranno rinnovare il proprio prodotto per essere venduto.

L’uomo essendo fallibile rischia anche nelle semplici scelte di fare un passo sbagliato e se continuerà per quella strada si renderà conto dei propri sbagli. Immaginate però che questi errori vengano sovvenzionati dai contribuenti, sarebbe sempre troppo tardi per tornare indietro ed a pagarne le conseguenze sarebbero i cittadini.

Un alto funzionario non essendo remunerato secondo la buona produttività dovrà affidarsi a delle statistiche, che non comprendono perdite e guadagni, ma dei fogli dall’amministrazione burocratica. In qualche modo il dirigente dell’impresa pubblica potrà modificare dei dettagli dell’azienda di Stato, ma rimanendo comunque inefficiente quando il mercato svolge dei progressi avanzati.

Un imprenditore di una proprietà privata viene remunerato dai propri clienti, sono loro una parte importante che amministano i mercati, non la burocrazia e alti funzionari di Stato. Il mercato non è altro che un ordine spontaneo, per definire cos’è l’ordine spontaneo basti pensare alle lingue, essa cambia e si rivoluziona. Si pensa che sia qualche ente a decidere se una parola è giusta oppure no, ma in realtà non è così.

La scuola insegna le basi di una lingua, essa per quanto possa mantenere un metodo d’insegnamento tradizionalista, non potrà decidere veramente nel pratico se utilizzare ad esempio il termine “ danzare” o “ballare” in una frase, oppure decidere se è giusto scrivere solo “bensì” o “ma bensì” dopo una virgola. Il compito di un insegnante di italiano, non è quello di controllare l’ordine della lingua, ma di correggere gli errori più banali. L’ordine spontaneo delle masse decide tutt’altro – come ad esempio parlare e scrivere il volgare anziché il latino – sarà l’insegnante a doversi adattare ad una lingua o all’altra, non è mai la lingua ad adattarsi all’ente che ne fa uso. La stessa Accademia della Crusca non può controllare quest’ordine spontaneo della lingua, egli al massimo potrà dire cos’è corretto e cosa no, appunto è stato approvato il termine “petaloso” ma nessuno lo utilizza, molti nemmeno sanno cosa significhi.

È la stessa identica cosa quando il medico ci consiglia di smettere di fumare il tabacco o di mangiare del cibo più sano, le scelte sono destinate a noi e siamo noi che dobbiamo decidere cosa vogliamo fare.

È ridicolo dire che gli errori degli analfabeti possono comporre una lingua, in effetti sarebbe sbagliato dire che gli analfabeti parlano italiano, ma molti compiono gli stessi errori come se si fossero messi d’accordo a scrivere “pultroppo” anziché “purtroppo”. Alla fine sono errori comuni, ma che ultimamente si vedono compiere di meno da parte dei giovani. Ciò significa che, soprattutto grazie ai libri e internet, la scrittura ha un ordine molto più forte rispetto al passato grazie alle persone che sanno scrivere correttamente italiano, sono le stesse persone che hanno appreso la lingua all’università o leggendo molti libri.

Questi fenomeni sono interessanti, ognuno scrive come vuole, altri scrivono in modo semplice e altri con un linguaggio forbito. Ognuno si espone come vuole e come meglio crede, sta allo scrittore decidere. Che poi sia sbagliato o corretto è una questione diversa.

Ripeto, Questi fenomeni della lingua sono interessanti. Vi faccio una domanda: in ogni nazione si parla la stessa lingua? E se la vostra risposta è “sì” vi siete ricordati che la Svizzera è una nazione? Certamente è una nazione molto aperta con la lingua, si parla il tedesco, il francese e l’italiano. E solo una piccola parte parla ancora il romancio, il walser e il lombardo, che sarebbero dei dialetti.

Quest’ordine è paragonabile al mercato, significa che, come in diverse zone gli accenti cambiano, i prezzi cambiano, i prodotti cambiano, i consumi e la produttività.

Un comitato centrale che obblighi dei prezzi fissi che devono seguire i produttori è ridicolo quanto un comitato centrale che abolisca i dialetti. Alla fine questo lo applicò il fascismo. Non solo il fascismo col corporativismo vincolò il mercato, socializzò le imprese e indirizzò il mercato secondo l’ideologia fascista, tale ideologia cercava di controllare anche la lingua. Ironicamente, lo Stato fallì in entrambi i tentativi. I commercianti se ne fregarono del calmiere così come ignorarono l’italiano e continuarono ad utilizzare termini inglesi o francesi, altri invece preferivano parlare in dialetto.

Oggi in pochi parlano sempre in dialetto, e questo senza che lo Stato intervenisse. Così come oggi i prezzi sono diminuiti senza che lo Stato obbligasse ai produttori di applicare i prezzi massimi.

L’italiazzazione

Oggi utilizziamo termini inglesi non perchè, secondo i fascisti, il capitalismo ce lo impone. Noi utilizziamo semplicemente queste espressioni inglesi perché le informazioni circolano. Il cellulare intelligente viene chiamato smartphone. I fast-food non sono noti come cibo veloce perché è un tipo di ristorazione anglosassone. Questa etimologia vale anche per il vocabolo bar. Il termine Juventus non venne modificato durante l’epoca fascista, il suo nome derivava dal latino che significa gioventù. Mentre il sandwich venne modificato in “tra i due” per poi diventare tramezzino.

brioche: brioscia
carrè (uso gastronomico): lombata
champagne: sciampagna
croissant: cornetto
cyclostile: ciclostilo
dancing: sala da danze
dessert: fin di pasto o peralzarsi
embargo: divieto, fermo
extra-strong (uso cartario): extra-forte
film: pellicola o anche filme/filmo
hangar
aviorimessa
krapfen (in pasticceria): bombola (da cui bomba e bombolone)
hotel: albergo
goulasc: spezzatino all’ungherese
menù: lista
stop: alt
toast pantosto o pane tostato
Cognac: Arzente
Panorama: Tuttochesivede
Ferry-boat: Treno-battello ponton(paroa che indicava negli anni ’30 un tipo di carrozzeria automobilistica)
buffet: rinfresco
garage: rimessa
sandwich:traidue (e poi tramezzino)
whisky: acquavite
gangster: malfattore
water-closet: sciacquone
croissant: cornetto
régisseur: regista
chauffeur: autista
claxon: tromba o sirena
record: primato
swing: slancio
menu: lista
bordeaux:color barolo
tessuto principe di Galles: tessuto principe
insalata russa: insalata tricolore
chiave inglese: chiavemorsa
Bar: Quisibeve
Picnic: pranzoalsole
cocktail: polibibita
zar e zarina: cesare e cesarina
plaid: scialle da viaggio
buffet: rinfresco o tavola fredda
bouvette: mescita
boy-scout. giovane esploratore
flirt: amoretto
ouverture: overtura
papillon: cravattino
parquet: tassellato
pied-à-terre: fuggicasa
pullman: torpedone
pullover: maglione o farsetto
smoking: giacchetta da sera
soubrette: brillante
tennis: pallacorda
playboy/viveur: vitaiolo
Cotillons: cotiglioni
Garçonnièr: giovanottiera
Fonte: http://knowknow.it

All’inizio lo Stato attuò dei piani di propaganda per convincere le masse ad utilizzare termini italiani anziché stranieri, per spirito nazionale.

La Francia rispose con la deitalianizzazione in Corsica, lo stesso fece il governo Inglese con Malta dove l’italiano venne sostituito con l’inglese.
Il processo di deitalianizzazione fu attuato da alcuni Stati esteri che avevano sotto la propria sovranità territori totalmente o parzialmente italofoni.

L’intento di Benito Mussolini era quello di “dare un cazzotto allo stomaco al capitalismo” ma a quanto pare anche l’Italia subì duri colpi.

Ciò significa che una cultura, una lingua, non derivano da qualche nazione capitalista ma dall’ordine spontaneo.

L’ordine spontaneo prima dello Stato etico

Vi sono innumerevoli casi dove lo Stato socialista ha disturbato l’ordine spontaneo, ad esempio la difesa della razza ha tolto di mezzo l’opportunità di due persone di nazionalità diversa di sposarsi.

Sarebbe stato impossibile anche convivere con una donna ebrea o di qualsiasi religione o nazionalità, poiché c’era il rischio che qualche fedele al socialismo avrebbe denunciato la coppia.

Durante il fascismo e il regime hitleriano gli uomini delle Schutzstaffeln erano costretti a sposarsi una donna bianca, tedesca, bionda e con occhi azzurri. Ovviamente non doveva essere disabile poiché le autorità avevano l’ordine di eliminare i disabili. La prescelta non poteva rifiutare l’invito di un membro della Schutzstaffeln, poteva essere legalmente vittima di coercizione da parte dell’uomo.

I dittatori dissero che chiunque avrebbe aiutato gli ebrei sarebbe stato nemico della nazione, aiutare gli ebrei era visto come un enorme danno alla collettività, ai connazionali. Nonostante tutto, i civili della Germania, Spagna e Italia, disobbedirono spontaneamente alle autorità di stampo totalitario: continuarono a nascondere i loro amici ebrei, anarchici e insorti poiché ricercati da uno Stato che ormai stava eccedendo le funzioni per cui era stato istituito.

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