Globalizzazione: la soluzione per porre fine alla povertà

40 ANNI DI RAPIDA DIMINUZIONE DELLA POVERTÀ ESTREMA

Cosa c’entra la diminuzione della povertà estrema con la Globalizzazione?

Nel 2015 la Banca Mondiale ha annunciato il raggiungimento di un nuovo record: la povertà estrema è scesa a meno del 10% della popolazione mondiale per la prima volta nella storia. Secondo l’ONU, vengono considerate sotto la soglia di povertà estrema le persone che vivono con meno di $1,90 al giorno.

Innanzitutto, è evidente che in questo caso non parliamo della povertà “normale”, senza criteri molto oggettivi e a cui molti si riferiscono in linea più che altro generale, bensì alla povertà estrema: quella nella quale a malapena si riesce a sopravvivere. In altre parole, si tratta di un livello di povertà veramente coercitivo.

Sembra essere il caso di un record facilmente superabile, ma è stata un’evoluzione veramente stupenda. Basta pensare che fino al vicinissimo 1990 la percentuale di popolazione mondiale sotto la soglia dell’estrema povertà era di circa il 37%[1]!

Inoltre, se dovessimo tornare più indietro nel tempo, al non così lontano 1820, vedremmo che circa l’85% della popolazione mondiale sopravviveva sotto la soglia di povertà estrema[2]. E se dovessimo rivolgerci al futuro, potremmo dire che entro non più di 15 anni questa triste ferita finalmente sarà guarita nel mondo[3].

Ovviamente ogni tendenza al ribasso nella povertà estrema è un’ottima notizia, ma è innanzitutto importante sapere per quale ragione tale evoluzione si stia verificando soltanto negli ultimi 200 anni – cioè, perché non si è verificata nei millenni precedenti della storia umana? Inoltre, è importante indagare per quale ragione ci sia stata un’accelerazione nel ritmo dell’eradicazione della povertà estrema dal 1970. Cos’è cambiato?

Immagine 1: L’area in rosso mostra la percentuale di persone nel mondo che vivono in estrema povertà; l’area in verde mostra la percentuale di persone nel mondo che vivono al di sopra della soglia di estrema povertà.

Le cause

La Banca Mondiale naturalmente sostiene che i miglioramenti “sono dovuti alla forte crescita economica nei Paesi in via di sviluppo negli ultimi anni, agli investimenti nel campo dell’istruzione e della salute e all’espansione delle reti di sicurezza sociale, che hanno impedito alle persone di tornare alla povertà“.

Tale conclusione non è del tutto sbagliata a priori. Infatti, il trasferimento di fondi da un gruppo di persone a un altro logicamente tenderà ad aumentare il reddito medio di quest’ultimo. Anche se, dobbiamo sottolineare, soltanto a breve termine (come verrà discusso in un altro articolo).

Tuttavia, anche se consideriamo l’utilità di una rete di protezione sociale a fine puramente argomentativo, un ostacolo logico è molto chiaro: la ricchezza da dividere deve prima essere creata. Logicamente, non si può dividere ciò che prima non è stato creato.

Di conseguenza, se una determinata Nazione non riesce ad aumentare continuativamente la produttività dei suoi lavoratori – sempre attraverso il risparmio, la creazione e l’accumulo di capitale –, non ci sarà la generazione di un surplus che potrebbe essere ridistribuito.

Si può anche provare a ridistribuire la ricchezza senza tenere in conto questa realtà dei fatti. In questo caso il risultato sarà ovvio: la ridistribuzione della povertà e la stagnazione economica.

Infatti, se fossero stati creati una rete di protezione sociale e un sistema di ridistribuzione nel medioevo, nell’Antico Egitto o durante la Dinastia Qin, non si sarebbe verificata una riduzione dal 90% al 10% nella povertà estrema. Alla fine, si sarebbe semplicemente verificata la condivisione della miseria, come infatti si osservò durante i secoli di panis et circenses a Roma.

In altre parole, affermare che l’espansione delle reti di sicurezza sociale e della ridistribuzione siano stati i motivi per cui le persone sono uscite dell’estrema povertà è ignorare la vera origine della questione, dal momento che essi non sarebbero stati fattibili senza un continuo e altissimo aumento nella produttività e nell’accumulo del capitale. Questi ultimi sono, dunque, i veri motivi che ci hanno portato a sognare la fine della povertà estrema nel mondo in così pochi anni.

E per quale motivo negli ultimi 40 anni siamo stati così veloci nell’eradicare la povertà? La risposta è molto semplice: la globalizzazione e il libero mercato.

Gli economisti Romain Wacziarg e Karen Horn Welch hanno raccolto una serie di dati riguardanti la globalizzazione e l’apertura commerciale proprio per verificare tale ipotesi[4]. I due hanno osservato che i Paesi che si sono aperti di più alla globalizzazione tra il 1950 e il 1998 hanno avuto una crescita economica media annuale circa l’1.5% superiore agli altri.

Allo stesso modo, gli economisti Andreas Bergh e Therese Nilsson hanno trovato una forte correlazione negativa tra la povertà estrema e la globalizzazione. Vale a dire, in modo più semplice: più globalizzazione, meno povertà estrema; e meno globalizzazione, più povertà estrema.

Immagine 2: Asse Y = tasso di povertà assoluta; Asse X = l’apertura del Paese al libero mercato (globalizzazione aggregata). Fonte: Is Globalization Reducing Absolute Poverty?[5] 

Tante volte i media e i politici omettono e distorcono i fatti, sempre per far avanzare la loro agenda statalista, ma fatto sta che, grazie a questa rivoluzione apportata dalla globalizzazione e dal libero mercato, la disuguaglianza globale anno dopo anno scende a livelli record. Ciò è dovuto al fatto che il reddito medio dei ricchi sta crescendo meno velocemente di quello dei poveri, in particolare nelle Nazioni meno sviluppate del pianeta.

Immagine 3: Asse Y = coefficiente di Gini; Asse X = l’evoluzione nel tempo. I punti verdi rappresentano la disuguaglianza globale. La linea blu corrisponde all’evoluzione della disuguaglianza internazionale rapportata alla crescita della popolazione. La linea viola corrisponde all’evoluzione della disuguaglianza internazionale senza tener conto della crescita popolazionale[6].

Libertà Economica: un ingrediente essenziale della globalizzazione

La globalizzazione è fondamentale e la libertà economica è uno dei suoi ingredienti essenziali. Infatti, l’espansione della libertà economica nel pianeta è uno dei fattori preponderanti quando si misura il livello di globalizzazione di una Nazione.

Le Nazioni che più hanno accolto i principi della libertà economica sono state quelle che più sono riuscite a diminuire costantemente il numero di persone in situazione di estrema povertà. L’indice Economic Freedom of the World (Libertà Economica del Mondo) dimostra chiaramente che i Paesi più economicamente liberi sono anche quelli con i minori livelli di povertà.

Immagine 4: Asse Y = tasso di povertà. Asse X = gruppi di nazioni a seconda della loro libertà economica. Più a destra, più libertà economica. In ogni gruppo c’è la percentuale di povertà estrema (extreme) a sinistra e la percentuale di povertà moderata (moderate) a destra .

Conclusioni

La divisione globale del lavoro e la specializzazione della manodopera sono caratteristiche sempre più presenti nel capitalismo odierno. La produzione industriale si concentra maggiormente nei Paesi in via di sviluppo, perché lì i costi sono minori e, naturalmente, il lucro è maggiore. Alla fine, la produttività è crescente, il che risulta in prodotti di qualità superiore a prezzi minori per tutti.

Questo accesso facilitato a prodotti di maggiore qualità e a prezzi minori fa sì che le persone possano superare la condizione di povertà estrema e prosperare sempre di più. Il libero commercio globale è, perciò, un’organizzazione spontanea in cui le persone più bisognose al mondo possono approfittare di metodi tecnologici innovativi di produzione a basso costo e, di conseguenza, uscire dalla triste e persistente situazione di miseria.

Tale crescente prosperità raggiunge anche i Paesi più ricchi, perché lì, come nei Paesi in via di sviluppo, le persone hanno accesso crescente agli stessi prodotti migliori e più economici.

Ad oggi, ogni secondo una persona esce dalla povertà estrema[7] e ciò si deve all’evoluzione istituzionale e all’implemento di sistemi economici via via più capitalistici, che favoriscono il libero mercato e l’acquisizione di migliori e più economiche tecnologie.

In conclusione, sono l’implemento delle fruttifere idee del libero mercato e l’interconnessione economica tra Nazioni sempre più stretta, ossia, la cosiddetta globalizzazione, che dobbiamo ringraziare per questo miracolo storico.

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